Detto tra noi
martedì, 15 febbraio 2022, 16:41
di fabrizio vincenti
Diamo dei numeri, anzi delle date, ma non sono a caso: 29 settembre, 5 ottobre, 13 ottobre, 25 novembre 2021. Corrispondono, rispettivamente, al via libera della giunta Tambellini al progetto di vendita di una parte rilevante della Manifattura, al via libera del consiglio comunale, alla redazione della determina dirigenziale per il bando di gara, alla vendita dello storico complesso. In sostanza, con un tempismo degno della migliore burocrazia cinese dove l'efficienza è indispensabile se si vuol campare, Palazzo Orsetti ha liquidato in meno di due mesi tutto il percorso amministrativo per la vendita di un pezzo della città, senza che peraltro, a tutt'oggi, si sappia chi sia il reale o i reali acquirenti. Tutto questo per dire che, come recita l'antico adagio: volere è potere. Anche a Palazzo Orsetti. Dove, invece, quando si parla di ristrutturazione dello stadio comunale (senza vendita ma solo concessione: badate bene), la letargia sembra accompagnare ogni mossa. Direte voi: sì, ma sono due operazioni diverse. Certo, chi lo nega, ma lo stridente trattamento utilizzato nelle due vicende (e l'elenco dei confronti in realtà sarebbe molto più lungo) almeno a noi qualcosa dice.
Ovvero che non c'è stata nessuna volontà politica per accelerare e la componente tecnica, per sua scelta o per indicazioni sempre politiche, ha posato lo sguardo su mille altre questioni prima che sul Porta Elisa, nonostante peraltro abbia riconosciuto i suoi limiti di conoscenza sulla materia e finendo per ricorrere a consulenze esterne (ovviamente pagate da tutti noi) per cercare di raccapezzarsi sul project financing dello stadio. Son passati ormai due anni dai passi iniziali mossi sul progetto e non si vede ancora la luce di quello che sarebbe solo la prima tappa di un percorso. Un aspetto, questo, non da non sottovalutare, visto che ci sarebbe il tempo e il modo per eventuali correzioni di rotta ma almeno dando alcune prime certezze ai potenziali investitori. Pare invece esserci una strategia, meglio forse parlare di una tattica, per non dire sì e nemmeno no (un po' come era successo al tempo del progetto presentato dalla Fondazione Cassa sempre sulla Manifattura). Si tira a campare buttando la palla più in là. Si chiedono documenti su documenti. Si ipotizzano date per la conclusione di quello che – ripetiamo – è solo un primo passaggio preliminare a cui potrebbero essere imposti correttivi, prescrizioni e quant'altro. Poi, come in uno stucchevole gioco dell'oca che non convince per niente, si riparte quasi da zero. Si allargano le braccia, si parla di ulteriori verifiche, Con la Lucchese che, evidentemente in stato di minorità e con la preoccupazione di non far saltare tutto, non alza la voce. Comprendiamo. Sino a un certo punto, però.
Quello che invece ci pare di comprendere molto bene dopo le ultime dichiarazioni rese sull'argomento è che questa sorta di melina potrebbe trovare forse uno sbocco tra un po' di tempo, ovvero quando l'attuale amministrazione, incarnata dall'erede al trono di Tambellini, ovvero l'assessore Francesco Raspini, sarà ancora di più in campagna elettorale. E' storia vecchia e non solo lucchese: quando ci si approssima ai "ludi cartacei" ecco le asfaltature, ecco i punti luce, ecco la disponibilità a "dare ascolto" alle esigenze della gggente, ecco il nuovo palazzetto per lo sport, ecco il nuovissimo progetto (terza campagna elettorale consecutiva, quasi un record) per il mercato del Carmine. Siamo uomini di mondo, ci andrà bene anche così: basta che il risultato sia portato a casa e lo stadio abbia un suo futuro. Oltretutto con la convinzione che di voti, questa amministrazione e i suoi legittimi eredi, ne prenderanno pochi dai tifosi rossoneri. Che saranno tifosi, ma non sono fessi. E sanno quanto in dieci anni è stato fatto per i colori rossoneri. E che attendono, peraltro, dopo quasi tre anni l'apposizione di una targa che commemori la nascita del club. Nel frattempo, spazio, a ogni tipo di altra commemorazione. Soprattutto se colorata di rosso.
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