Detto tra noi
mercoledì, 27 agosto 2014, 13:36
di fabrizio vincenti
Non c'è niente da fare. Alla Lucchese la dimensione temporale è del tutto alterata. Una dimensione propria. La sabbia scorre nella clessidra, le lancette consumano i loro giri nell'orologio, il tempo passa, ma tutto rimane quasi immobile. O, per meglio dire, ogni questione viene affrontata con tempi che sono tutti propri. La vicenda del direttore generale della Lucchese, un incarico che stano all'ultimo comunicato stampa reso noto nel giugno scorso è appannaggio di Giorgio Rosadini, è emblematica.
Rosadini è non pervenuto a Lucca ormai da oltre un mese, eppure non si sa nulla di come sia finita la faccenda. Di cosa voglia fare il presidente Bacci, che con una delle sue ormai abituali battute l'ha collocato in ferie a oltranza. Chiaro che un ritorno di quello che veniva considerato come il braccio destro dell'imprenditore fiorentino è impensabile. Ma il problema del ruolo scoperto rimane. Eccome se rimane.
La Lucchese, e lo diciamo nonostante il grande impegno di alcuni dei suoi soci, è un corpo disarticolato. Presa com'è tra mille scadenze, con una struttura ancora inadeguata, con una parte della stampa che a questa gestione non risparmia nulla, spesso disconoscendo persino alcuni meriti, con un rapporto a dir poco problematico con la Questura, nonostante le smentite di rito, con una nuova lacerazione consumata con una parte importante dei tifosi, con un settore giovanile che è in fermento, la Lucchese, dicevamo, dà la sensazione di essere disarticolata. Si va per iniziative e volontà dei singoli. Ma non può bastare.
Serve altro. Serve un dirigente che si curi a tempo pieno delle vicende societarie, che le armonizzi, che le coordini, che ci metta la faccia, che sia presente ogniqualvolta è necessario e che alzi anche la voce con gli interlocutori del caso quando qualcuno di essi tira troppo la corda. Chiunque essi siano. E se occorre che rinnovi dove c'è da rinnovare. Manca tutto questo. Mancava ai tempi di Rosadini, manca ancora oggi.
E il silenzio di Bacci, la di là delle battute, lascia perplessi. Pensare di continuare con una sorta di autogestione per singoli comparti sta portando guasti. Serve qualcuno che coordini, e poiché Bacci non ha tempo, e forse voglia, di farlo, bene si individui una persona, interna o esterna alla società, in grado di integrare le troppe azioni scoordinate. I tifosi, che sulla vicenda dei settori assegnati alla Fiorentina hanno messo in croce la società, a nostro avviso oltre ogni leggerezza della Lucchese visto che la decisione è maturata in Questura, hanno però chiara una cosa: così non ci siamo.
E i risultati della campagna abbonamenti, al di là dell'allestimento di una squadra a cui serve per forza qualche giocatore esperto che tarda a arrivare, sono probabilmente la riprova, oltre naturalmente alla scelta demenziale dello spezzatino televisivo e nonostante i prezzi siano davvero molto interessanti, che qualcosa non torna. In giro c'è preoccupazione. E la sensazione di una improvvisazione divenuta costante. Spesso vanno di pancia, i tifosi. Spesso esagerano. Drammatizzano oltre misura. Ma altrettanto spesso ci colgono. Prego tenerne conto. E riannodare il filo con quel maggio scorso che ci ha rilanciato nel calcio che conta. Anche questo, detto per inciso, bene che gli addetti ai lavori e i tifosi non lo scordino mai. A Cesare quello che è di Cesare.
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