Detto tra noi
venerdì, 6 settembre 2013, 19:57
di fabrizio vincenti
Da un nostro lettore, Umberto Celli, riceviamo: "Facendo zapping mi sono imbattuto in una replica della domenica sportiva del 1976; quando hanno presentato il servizio della serie C hanno fatto vedere le immagini dell'Udinese prima nel girone A che inaugurava lo stadio Friuli; commentando la giornata è emerso che quella domenica la Lucchese era prima nel girone B; questa cosa mi ha fatto venire fuori questa considerazione: come mai loro dal 1976 ad oggi hanno fatto trenta anni di A arrivando a giocare con l'Arsenal e invece noi trenta anni di C salvo una parentesi in B? Più passa il tempo e più penso che non sia solo una questione di soldi e di presidenti".
Caro Celli, ci invita a nozze. Vogliamo farci male? Massì. E allora andiamo a vedere le altre squadre di quel girone: Parma, Siena, Livorno, Anconitana, Pistoiese, Pisa, Empoli, Reggiana. E poi Spezia, Giulianova, Arezzo, Olbia, Fano, Teramo, Riccione, Grosseto, Massese, Viterbese, Sangiovannese. Le abbiamo divise volutamente in due gruppi: le prime otto hanno, successivamente fatto almeno un campionato di serie A, come Pistoiese e Anconitana (alias Ancona), e chi si è tolto modeste soddisfazioni come il Parma, trionfatore in coppe europee e nazionali. La Lucchese? Salvo quella serie di campionati di serie B della gestione Maestrelli, l'oblio più totale. Sino a qualche anno fa si diceva che eravamo avvolti nella mediocrità: niente acuti e niente cadute vertiginose. Nell'ultimo quinquennio siamo riusciti a superarci: due fallimenti quasi a catena. Roba da record. Naturalmente dei gonzi.
Giustamente qualcuno fa notare che chi è fallito, vedi Pisa, Ancona, Reggiana, ha perlomeno goduto toccando il massimo campionato. Noi, no. Nemmeno quei brevi respiri a pieni polmoni che ti fanno poi stare bene quando l'aria inizia a mancarti. Il crollo del calcio a Lucca parte anche da questi fatti innegabili. Presidenze mediocri, presidenze disastrose. Errori a ripetizione, profittatori e improvvisatori. Gente che aveva davvero tanto denaro per comprare una squadra di serie A e che improvvisamente non l'ha avuto più. Gente che pensava, sulle ceneri di un fallimento, c'è ci dice forse parzialmente pilotato, che su piani ben più ampi di quello sportivo contava di fare bene e che invece ha finito per affossare ancora una volta speranze e passioni. Giorni fa chiacchierando davanti allo stadio con Andrea Bacci ci ha detto: "E' stato azzerato il calcio da queste parti. Si deve provare a ripartire e riseminare quasi da zero con una vanga in mano". Impresa complessa. Per quanto affascinante.
Forse ha ragione lei, non è solo questione di presidenti, ma certo che sono gli uomini a fare la differenza. Sempre. Un Comune funziona bene se ha gente valida all'interno, un'azienda idem: perché dovrebbe sfuggire a questa regola una squadra di calcio? A Udine, che non dimentichiamo intercetta tifosi da tutto o quasi il Friuli, hanno una proprietà che sarà in grado di dare il secondo stadio di proprietà in questa fogna di leggi, intralci, lacci e tangenti, norme assurde che è divenuta la nostra Italia. Hanno una sala monitor dove vengono esaminate partite e talenti di tutto il mondo da fare invidia alla Rai.
No, non è un caso se l'Udinese è in serie A e fa i preliminari di coppa Campioni, come ci piace continuare a chiamarla, e la Lucchese si gioca i tre punti con il Romagna Centro. Detto questo, noi non rinneghiamo niente. I fallimenti e i successi sono tutti parte della nostra storia che rivendichiamo in ogni pagina. Senza cesure. Con la speranza che la Lucchese vada ben oltre noi. E chi verrà dopo, magari, possa rivederla in serie A. Noi, francamente, iniziamo a vederla dura. Consoliamoci con il mai dire mai. E' gratis e fa sempre bene.
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