Detto tra noi
giovedì, 11 aprile 2013, 07:14
di fabrizio vincenti
La vicenda delle multe comminate alla Lucchese a causa dei numerosi petardi lanciati da uno o più, sicuramente pochi, tifosi è giunta al suo punto di non ritorno. In verità c'era stata una pausa di un paio di settimane nelle quali il bombarolo di turno si era dato qualche turno di riposo. A Ponte a Egola, però, qualcuno non ha resistito alla tentazione e sono arrivati altri 2000 euro di multa alla società rossonera. A quel punto Giannecchini è sbottato: al prossimo me ne vado, è stato il suo amaro commento. Detto da uno che misura le parole c'è da credergli. E' una vicenda indecente e umiliante al tempo stesso.
Che un presidente debba ricorrere all'arma estrema delle dimissioni per invitare qualche tifoso a desistere dal continuare a fare male alla società è qualcosa che giusto in Italia o in altri paesi del sottosviluppo può succedere. Badate bene: da noi non sentirere mai pronunciare parole di condanna aprioristiche del mondo ultrà, al quale riconosciamo, nonostante possa non sembrare politicamente corretto, parecchi meriti: uno stadio senza una curva colorata, senza i suoi cori, senza la sua forza è uno stadio senz'anima. Checché ne dicano molti benpensanti e senza nulla togliere alla condanna per certe sue derive violente. Ma qui la questione è ben altra e si riassume in una domanda: questi pochi ragazzi che continuano a buttare petardi e penalizzare pesantemente la società sono tifosi della Lucchese o di loro stessi e della piccola comunità di cui fanno parte?
Qualcuno ci dirà: ma come, è gente che fa chilometri e chilometri, che dedica tempo e denaro alla Lucchese, come si può metterlo in dubbio? Tutto vero e gliene abbiamo reso sincero omaggio tante volte in questi anni, ma ci chiediamo e vi chiediamo: al di là della retorica, talvolta davvero bolsa, sintetizzata dallo slogan "la Lucchese siamo sempre e solo noi", che senso ha fare male alla Lucchese procurando multe su multe, oltretutto a una società che è fatta in larghissima parte da tifosi, peraltro non nababbi, che mettono di tasca loro e senza secondi fini, particolare non trascurabile, le sostanze per tenere viva la passione rossonera? Il loro seguire la squadra in ogni posto è per la Lucchese o in quanto membri di una comunità più ristretta che ha logiche tutte sue? Qualcuno ci risponda. Tenendo conto che la Lucchese - che deve stare attenta all'euro per sopravvivere - ha perso in multe qualcosa come un incasso e più di una gara.
C'è chi dice che siano solo ragazzate, chi sfide a se stesso, ovvero alla propria temerarietà e alle forze dell'ordine. Chi, infine, che la questione prefiguri altro, ovvero richieste di biglietti gratuiti non andate a buon fine. Non abbiamo gli elementi per dire come stanno le cose con certezza. L'unica certezza, proprio per la reiterazione dei comportamenti e i tanti inviti pubblici e privati a smettere, è che chi sta lanciando petardi sa che provoca un danno e lo fa dunque scientemente. E allora torna la domanda: che vuol dire essere tifosi della Lucchese, magari ultrà di essa? Anteporre la logica del gruppo di appartenenza o la propria personale allo stesso bene della Lucchese? Questo è quello che emerge a chiare lettere, a nostro avviso. E non è accettabile se ci si dichiara tifosi rossoneri. Dopo l'uscita di Giannecchini, il tempo è scaduto ed è amaro constatarlo. Fatela finita, senza se e senza ma. Per la Lucchese.
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