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I giochi storici della Toscana

venerdì, 17 febbraio 2023, 08:15

I giochi da strada sono sempre stato un passatempo diffuso nell’infanzia e nell’adolescenza. Oggi il senso dell’intrattenimento è indubbiamente cambiato e chi si vuole divertire per svagarsi finisce il più delle volte col rifugiarsi in qualche soluzione tecnologica: anche navigando sui cellulari, ormai, è possibile imbattersi in veri e propri videogame o in qualche gamma di giochi di slot machines. I giochi da strada, però, non sono certo replicabili in un contesto virtuale, tantomeno sul piccolo schermo. In alcune zone d’Italia molti di questi giochi hanno assunto nel tempo una valenza storica: è il caso della Toscana, dove le Giostre, le Quintane e il Palio comunicavano in passato anche il clima politico e sociale di un’epoca.

Curiosamente, molte di queste attrazioni sono diventate note soprattutto nel periodo fascista. Il Palio di Asti, ad esempio, fu ripreso solo nel 1929, poco prima del Calcio Storico di Firenze. Di notevole interesse popolare erano anche la Giostra del Saracino di Arezzo, il Palio di Legnano, il Palio di Ferrara e la Giostra del Saracino di Sarteano, per non parlare del Gioco del Ponte di Pisa. Rispetto a prima, però, non c’erano solo singoli partecipanti a contendersi la vittoria, ma intere contrade e quartieri. La gente apprezzava in particolar modo il furore agonistico dei contradaioli, che toccava l’apice in occasione delle feste popolari, quando si doveva tendere ad esaltare il senso di appartenenza al proprio territorio.

Se si pensa nello specifico al Palio di Siena, però, bisogna ricordare che le origini della manifestazione precedettero di almeno 3 secoli il fascismo. Tuttavia, fu in questo periodo che sorse una querelle in merito alla denominazione della competizione, in quanto c’era chi riteneva che dovesse essere esclusivo appannaggio della città di Siena. Le località che si opposero, come Asti, rimasero orfane del loro Palio per circa un decennio. Caso a parte è costituito invece dalla corsa dei cavalli di Legnano, che da "Festa del Carroccio” divenne "Palio di Legnano", prima di assumere il nome di "Sagra del Carroccio".

I cavalli erano protagonisti anche ad Arezzo in occasione della della Giostra del Saracino, che rievocava inevitabilmente la rivalità tra i rioni, in quanto si narra che alla vigilia della prima edizione qualcuno fece scappare tutti i cavalli, senza impedire però che la Giostra venisse effettuata con soluzioni adottate all’ultimo momento. I giochi del passato erano particolarmente sentiti anche perché permettevano di incontrare dal vivo le più grandi personalità del tempo: Vittorio Emanuele III, ad esempio, presenziò al Gioco del Ponte di Pisa.

Anche il calcio storico ha attirato talvolta le attenzioni dei potenti. Si tratta di un vero e proprio sport, che viene praticato ancora oggi. Le regole del calcio storico fiorentino prevedono la presenza di 2 squadre, ognuna delle quali composta da 27 giocatori noti come “calcianti”. Lo scopo è quello di fare “caccia” raggiungendo la rete avversaria, ma a differenza di quanto avviene nel calcio tradizionale è possibile passare il pallone con le mani. I ritmi sono molto concitati, motivo per il quale si assiste spesso a placcaggi e scontri fisici non indifferenti, peraltro all’interno di un terreno di gioco piuttosto ristretto. Uno dei motivi per cui alcuni giochi storici vengono snobbati e finiscono con l’essere considerati di nicchia…

 



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