L'evento
giovedì, 21 marzo 2013, 10:51
di fabrizio vincenti
Sembra ieri, sono 33 anni fa. Era il tempo delle olimpiadi del boicottaggio, quelle di Mosca, dove molti paesi occidentali, a partire dagi USA, preferirono non andare per protestare contro l'invasione russa dell'Afghanistan. Un favore ricambiato dai paesi del blocco comunista quattro anni dopo, a Los Angeles. L'Italia, invece, giustamente, andò. In entrambi i casi. Come erano andati i tennisti guidati da Pietrangeli solo qualche anno prima nel Cile di Pinochet. Come sono andati tutti gli atleti azzurri lo scorso anno in Cina, in un paese che ha davvero poco da dire in tema di rispetto della dignità umana. Lo sport sin dall'antichità è stato una tregua, un abbassare, anche solo temporaneamente, le armi. E tale deve rimanere. Sempre.
C'era anche Pietro Mennea, pettorale 433, su quella pista di Mosca, nei 100 metri e, soprattutto, nei 200, la sua specialità dove solo un anno prima aveva stabilito il record del mondo, 19,72: un tempo rimasto inviolato per una vita e una cifra che noi, che scordiamo numeri e nomi da un giorno all'altro, non abbiamo mai dimenticato. Nemmeno 23 anni dopo. In pista con lui molti bianchi e qualche nero, non era ancora il tempo del dominio assoluto dei colored nel campo della velocità, anche grazie alla defezione statunitense.
Immagini sbiadite, tenute da gara anni '80. Mezza Italia davanti al video, per sperare che arrivi una medaglia. Chissà, magari quella più lucente. Tirato come un violino, il segno della Croce, il blocco di partenza in corsia esterna, l'ottava, lo sguardo nel vuoto, la concentrazione massima, quasi sofferente, per questo ragazzo di Barletta, soprannominato la freccia del Sud, che poi, una volta chiuso con lo sport, prenderà due lauree, tanto per capire la sua caparbietà, la sua voglia di lottare e vincere. Sulla pista, anche il campione uscente della specialità, il giamaicano Don Quarrie.
Lo sparo dello starter. Mennea arranca, Mennea è dietro, Mennea non ce la fa, Mennea, all'uscita dalla curva, è settimo su otto. Il cronista Rai Paolo Rosi prova a spingerlo con la voce: "Cerca di recuperare, cerca di recuperare, recupera, recupera, recupera!". Sesto, quinto, quarto, terzo, secondo: il traguardo è a un passo. "Ha vinto!!!". Dio, che emozione, quelle braccia al cielo. Quello sguardo stralunato, quei pochi tricolori nello stadio. Dio, che bello. Lui che si inginocchia verso il pubblico. E l'orgoglio di sapere che suonerà, una volta tanto, l'inno di Mameli. E la consapevolezza, grazie alla sua impresa, che si deve provarci. Sempre. Sino in fondo. Oltre le proprie forze. Grazie di cuore, grazie di tutto, Pietro. E buon viaggio.
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