Detto tra noi

E ora, pedalare con maggior lena

mercoledì, 25 settembre 2019, 16:15

di fabrizio vincenti

Nell'arco di una manciata di giorni sono venuti al pettine, e hanno trovato parziale soluzione, alcune delle vicende che ruotano intorno alla Lucchese. A partire dal primo incontro tenutosi in Comune tra un gruppo di imprenditori (Gelli, Del Debbio e Varia quelli presenti al primo round), la società e il sindaco. L'oggetto della discussione, praticamente superfluo ricordarlo, è il futuro dello stadio. E' un primo segnale incoraggiante, anche tenendo conto del calibro degli imprenditori. Serve accelerare, perché su una partita cruciale e complessa come quella del Porta Elisa i tempi finiranno inevitabilmente per essere lunghi. Servono idee chiare, e possibilmente serve che questi imprenditori facciano il passo di entrare in società non limitandosi a versare una quota annuale che alimenti la Lucchese. L'attuale compagine, bene ripeterlo, non presenta al suo interno imprenditori. Un'anomalia che può reggere forse a livello dilettantistico, ma non a livello professionistico. Servono forze imprenditoriali che si facciano carico di metterci la faccia, ovviamente servendosi di chi incontra la loro fiducia, a partire dagli attuali dirigenti, se lo credono. Continuiamo a pensare che sia un passo ineludibile, se si vuole dare respiro alla nuova società nata dal terzo fallimento. 

E a proposito di stadio, bene ricordare che i lavori dovranno prima possibile essere terminati dal Comune per garantire l'agibilità (ora concessa sino a marzo 2020) sia pure per una capienza limitata ma sufficiente per le esigenze attuali. Per quelle future, sempre che non si immagini un limbo di molti anni tra i dilettanti, non sarà sufficiente. E bene ha fatto Mario Santoro a ricordare pubblicamente che, se capiterà l'occasione di essere promossi, la Lucchese emigrerà pur di non perdere la categoria professionistica. Sarebbe un segnale ancora più forte da dare per accelerare i lavori e un iter che appare comunque da definire. Prima si partirà, meglio sarà.

A proposito di partenze, c'è da registrare l'addio, salvo colpi di scena mai da escludere nel calcio come nella politica, di Danilo Mariani. L'imprenditore romano dopo due o tre visite a Lucca e vari colloqui con il sindaco, che a detta sua non si fa più trovare da giorni, ha gettato la spugna. Non sappiamo nei dettagli i progetti di Mariani, né chi avrebbe fatto parte del suo tentativo, né le sue reali potenzialità. Quello che sapevamo, visura camerale compresa, lo abbiamo come sempre reso noto attraverso gli articoli. Ma fa specie, detto senza tanti giri di parole, che alcuni degli attuali dirigenti abbiano preferito perderlo senza tanti complimenti e con una buona dose di arroganza, che non è mai un buon segno. Verrebbe da prendere per buone le parole di un collega di un'altra testata che ha affermato che l'incontro avvenuto nelle scorse settimane sia stato solo un contentino formale per il sindaco che richiedeva l'incontro con Mariani e la Lucchese. Una sceneggiata, insomma. Oppure i soci rossoneri hanno informazioni che noi non abbiano. 

A doversi dare una mossa sono anche i giocatori rossoneri. Passi l'eliminazione dalla coppa, ma i tre punti raccolti in quattro gare e una serie di prestazioni a dir poco altalenanti non possono soddisfare il pubblico che sta ancora metabolizzando l'ennesimo crac, mentre a pochi chilometri hanno le dirette televisive e la ribalta nazionale. Prima se ne renderanno conto, prima arriveranno i risultati. Perché non si può pensare che la Lucchese vivacchi in serie D. Ha l'obbligo di provare  a vincere. Poi, come sempre, è il campo a decidere le gerarchie. Ma l'inizio non è stato confortante, difficile negarlo. Serve pedalare. E con ancora maggiore lena. Perché la Lucchese deve essere Lucchese. Non solo a parole. 



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