Detto tra noi
mercoledì, 30 ottobre 2013, 18:59
di fabrizio vincenti
La vicenda della squalifica del campo della Lucchese impone alcune brevi, e amare, riflessioni. La prima, scontata, su chi ha tirato una ciabatta, una bottiglietta semipiena, o semivuota, di acqua, nonché degli schizzi di birra sulla regale schiena di un assistente di gara. il comportamento è da idioti. O da idiota, giacché non sappiamo se la mano sia la solita oppure se, magari complice la birra che veniva venduta a fiumi nel chiosco dello stadio, più di uno ha perso anche il minimo di ragionevolezza mettendo nei guai la Lucchese e con essa tutti i tifosi.
Accanto al comportamento totalmente censurabile dei tifosi (o tifoso), vogliamo spendere qualche parola sul giudice sportivo e soprattutto su quella che è la giustizia sportiva italiana. Una macchietta. Una macchietta in preda ai forti. Per un motivo semplice: tutto questo, ovvero la squalifica, a nostro giudizio abnorme, della Lucchese non sarebbe mai successa in categorie superiori. Diciamolo francamente: ma ce lo vedete il San Paolo di Napoli, o il Ferraris di Genova, o ancora l'Olimpico di Roma squalificati per gesti del genere?
Follia pensarlo. Lì sono in gioco milioni di euro e le società se la sarebbero cavata con multe nell'ordine di qualche decina di migliaia di euro. Ovvero, in proporzione, molto meno anche dei 2500 euro raccattati dalla Lucchese. Del resto un paio di scarpe volate in campo se non andiamo errati a Sassuolo, hanno provocato una multa e il daspo per lo scalmanato tifoso che voleva tornare a casa con l'ebbrezza, come i corridori etiopi, di camminare sull'asfalto a piedi nudi.
Sempre in serie A, dopo i provvedimenti a metà tra il ridicolo e l'assurdo contro le discriminazioni territoriali, roba da psicopolizia di orwelliana memoria, dove per discriminazione territoriale si può intendere anche un "pisano di m..." sono tornati indietro. Dopo che alcune società si sono viste chiudere interi settori e raffica e si stava rischiando addirittura i punti di penalizzazione. E le televisioni stavano perdendo la pazienza. Scusate, hanno detto, le norme vanno interpretate per evitare storture. Bravi. Pensarci prima sarebbe stato troppo intelligente.
Del resto la parola d'ordine è colpire sempre e comunque i tifosi. Rigidità ci vuole. Come se tutti i provvedimenti presi in questi anni, tessera del tifoso compresa, non si fossero dimostrati per quello che sono: ipocrisie italiche di chi non vuole o non può, a differenza dell'estero, provare sul serio a dare un cambio di marcia. Date un occhio a quanti scontri stanno avvenendo e agli striscioni spazzatura che stanno entrando in giro per l'Italia calcistica e poi trovate il coraggio di dirci che la tessera è servita. Tra i dilettanti, invece, il problema non c'è: il calcio non conta nulla. Le tv a pagamento non esistono. L'opinione pubblica è in miniatura. Dunque via libera ai provvedimenti duri. Non ci sarà di sicuro un Galliani di turno che perderà la pazienza. In Italia, si sa, la legge e la burocrazia hanno una stella cometa: essere deboli con i forti e forti con i deboli.
Comunque vada a finire, bene ha fatto la Lucchese a tutelarsi e a tutelare i suoi tifosi. E' una questione di principio, prima di tutto. Non siamo molto ottimisti, si parla di una vecchia diffida al campo, quasi che le diffide durino a vita e se qualcuno ai tempi di Orrico avesse fatto qualcosa, si dovesse continuare a vivere con una spada di Damocle sulla testa per l'eternità. La realtà è un'altra. A Lucca, da tempo immemore, e così pure in trasferta, non succede nulla di rilevante, salvo i petardi che lo scorso anno qualche mano staccata dal cervello, per un certo periodo, tirò sul terreno di gioco. Per il resto, nulla. Ma per chi è forte con i deboli può anche bastare il nulla o quasi.
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