Rubriche : Romanzo Rossonero

Come dire, meglio il nulla che niente

lunedì, 21 ottobre 2019, 17:57

di emanuela lo guzzo

Non c’entra nulla il quinto pareggio in otto gare disputate. Non c’entrano nemmeno l’ennesimo appuntamento rinviato con la prima vittoria in trasferta e il mesto tredicesimo posto in classifica. La sottile inquietudine dell’ambiente rossonero - troppo maturo e intelligente per lasciarsi condizionare ormai dai risultati - è legata a qualcosa di molto più semplice: la mancanza di orgoglio, di cuore e di personalità di una squadra che non da’ mai la sensazione di voler spaccare tutto, di giocare con la bava alla bocca, di non limitarsi a svolgere il compitino, di lottare per portarsi a casa se non punti, almeno zolle di terra o pezzi di sintetico, lembi di maglie o pantaloncini e parastinchi degli avversari. Un pareggio, esterno o interno che sia, può essere sacrosanto esattamente come una sconfitta, ma non se l’atteggiamento è sempre piatto al limite dell’inespressivo. Per mentalità è inconcepibile scendere in campo accontentandosi di non prenderle. Ed è follia chiedere di farlo proprio ai tifosi della Lucchese più inclini a giustificare episodi forti come la testata di Favarin che la mancanza di attributi.

Sia chiaro che questa non vuole essere in nessun modo un’accusa di scarso impegno ai ragazzi di mister Monaco a cui riconosciamo tutte le attenuanti del caso, ma una considerazione trasparente con velleità di stimolo e non di rimprovero.  

Al campo sportivo di Ligorna, quartiere alle porte di Genova - a sette chilometri dallo stadio di Marassi dove contemporaneamente si gioca Sampdoria-Roma - invece si registra un episodio di estrema bellezza. Ad assistere alla gara c’è una folta rappresentanza delle squadre del settore giovanile e della scuola calcio della società di casa. Bambini e istruttori durante la partita sostengono a gran voce la prima squadra proprio accanto ai tifosi rossoneri, mentre al termine del match attendono i sostenitori ospiti verso l’uscita per tributare loro un lungo applauso. Eccolo qui l’orgoglio di appartenere a qualcosa, di voler lasciare il segno e l’impronta, di imprimere un’impennata al dilettantismo meccanico e convenzionale.

Una lezione di stile che fa il paio con lo spirito e la mentalità dei tifosi ospiti presenti, come sempre, nonostante l’allerta meteo.

In casa del Ligorna - società che vanta novantasette anni di attività ininterrotta e che lo scorso anno ha raggiunto la finale play off – regnano l’ospitalità e la cortesia, dallo sconto sui biglietti al botteghino, all’omaggio di patatine al bar.  Il tempo è grigio, la gara invece è talmente incolore che verrebbe voglia di trasferirsi sugli spalti del campo adiacente dove si disputa una partita del campionato di Eccellenza e da dove ogni tanto arriva l’eco di qualche esultanza. La Lucchese cambia per rimanere più o meno sempre la stessa, con l’identità di una penna bic e lo spessore della carta da forno. E se la difesa regge, l’attacco invece deve essere rimasto a giocare a tresette sul pullman. Purtroppo non arriva il guizzo vincente così come per fortuna non si verifica nemmeno la beffa finale. Il popolo rossonero, con una saggezza ben superiore allo sconforto, raccoglie pezze, bandiere ed entusiasmo e, sulla via del rientro, inizia già a pensare al match casalingo di domenica prossima contro il Fossano impegnandosi ancora una volta a prendere la stagione per quella che è e ad anteporre l’amore per la maglia e il sostegno incondizionato alla Pantera a tutto il resto. Stavolta però con una dose ancora maggiore di pazienza per riuscire a ignorare cordialmente le imbarazzanti dichiarazioni del post gara. In attesa di tempi migliori.



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