Rubriche : fotomosaico
martedì, 11 giugno 2013, 13:53
di simone pellico
La storia dei colori sociali della Lucchese sembrerebbe a prima vista piuttosto semplice e banale, liquidabile in una frase: quando nacque la prima squadra cittadina, furoreggiava il Milan, di cui si copiarono i colori. Tutto qui? Per niente. Perché non si va alla guerra con la prima cosa che capita: ci si va in uniforme dai colori sgargianti e rappresentativi, s’irride l’avversario facendo la ruota del pavone. Compatti, colorati, riconoscibili, sfacciati. Come nel medioevo, accompagnati da simboli totemici come la pantera.
La livrea che dal principio i lucchesi hanno indossato, non è quindi la casacca di qualcun altro: sono i colori con cui si sono dipinti il corpo, che formano lo stendardo da portare sul campo di gioco, come campo di battaglia in cui vivere o morire, vincere o perdere. La maglia rossonera della Lucchese non è quella del Milan, che a sua volta non è quella del Nottingham Forest di cui riprende il rosso, ispirata direttamente alle Camicie Rosse di Garibaldi. Eppure tutto è collegato, quei colori sono quei colori perché non potevano essere altri. Chi li ha scelti ha risposto ad una chiamata ancestrale.
“Le maglie devono essere rosse perché noi siamo dei diavoli. Mettiamoci un poco di nero per fare paura a tutti”, disse il fondatore milanista Kilpin, con voce profonda e antica. Inconsapevole, ripeteva espressioni e gesti che hanno accompagnato da sempre l’uomo nel momento della lotta, perpetrando il codice della simbologia araldica.
Il diavolo sia con noi, quindi l’eccezione, la ribellione, il fuoco che divampa, perché serve una fiamma che ci illumini gli occhi nel momento del combattimento. Anzi due. Una fiamma rossa come il sangue nelle vene, la sfida, l’inferno. E una fiamma nera come la notte, la morte, la paura che vince il nemico. Rossoneri quindi, sinolo di opposti, giocata alla roulette sempre vincente.
Provate a mettervi addosso altri colori, a portare allo stadio altre bandiere. La partita sarebbe persa in partenza, la magia non potrebbe avvenire. Provate magari con gli antagonisti cromatici dei rossoneri: i neroazzurri, nati sempre a Milano in volontaria contrapposizione ai primi. Colori raccolti, poi, da qualcuno al di là del Foro. Tanto per ribadire, che il Caso non esiste mai.
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