Galleria Rossonera

“L'esperienza con la Lucchese è tutto per me, è il tesoretto della mia carriera. Quando sono in difficoltà ripenso a quell'anno fantastico"

giovedì, 18 luglio 2013, 14:48

di diego checchi

La maggior parte dei tifosi rossoneri non si ricorderà di Carlo Alessandri ma nella stagione 2003-2004, quando sulla panchina rossonera c’era Viscidi, lui ha fatto parte del gruppo in qualità di terzo portiere, collezionando anche una panchina in C1 in casa contro il Rimini quando Sarti era squalificato. Di Alessandri ricordiamo le splendide partite nella Berretti guidata da Francesco Bertolucci ma, soprattutto, ricordiamo un ragazzo voglioso di imparare e pieno di di energia positiva che faceva bene a tutto il gruppo.

Innanzitutto, dove gioca adesso?

“Al Monterotondo in eccellenza”.

Per quale motivo ha deciso di scendere di categoria?

“Perché mi consentiva di avere più tempo per la laurea. Negli anni ho sempre giocato fuori e riuscivo a conciliare esami e calcio, anche per la laurea triennale ma per la tesi specialistica avevo necessità di stare più a contatto con la relatrice e con le strutture dell'ateneo”.

Dove hai giocato dopo Lucchese e Cascina?

“Frascati, Astrea, Pisoniano nella Serie D laziale e Montevarchi sempre in Serie D. Poi al Montorio al Vomano nell’Eccellenza abruzzese e Monterotondo (Serie D) e Città di Monterotondo (promozione ed eccellenza). Quest'anno (2012/2013) sono stato a Tor di Quinto in promozione. Dalla prossima stagione tornerò in eccellenza al Monterotondo 1935”.

Cosa si porta dell'esperienza alla Lucchese e cosa ha imparato dal preparatore Bianchi?

“L'esperienza con la Lucchese è stato tutto per me, è il tesoretto della mia carriera. Nei momenti di difficoltà ripenso a quell'anno fantastico, alle ore passate insieme al mister Bianchi, alla passione ed alla "severità" con cui mi allenava nelle sedute frontali quando sarti e Tambellini erano impegnati con il gruppo. Senza di lui non sarei diventato portiere e lo ringrazio per la pazienza che ha avuto con me. Poi c'era tanto da imparare a 17 anni da Sarti e da Tambellini. Ho solo il rammarico di una dirigenza che al tempo non credette in molti giovani compagni di berretti che avevano qualità per ottenere per lo meno una chance: mi riferisco a Sabatini e Nardi soprattutto e in piccolo, mi ci metto anch'io. Altre due persone fondamentali furono il mister Bertolucci e Bruno Russo, parlo dell'aspetto tecnico e umano ovviamente. Poi è stata una stagione con una rosa piena di giocatori importanti da cui ho imparato la disciplina e la professionalia calcistica”.

Ha dei rimpianti in carriera?

“Sì, la stagione di Cascina che segui la lucchese, ero in prestito e giocai poco. Nonostante avessi iniziato da titolare, ci fu qualcosa che non funzionò tra me e l'allenatore De Petrillo che fu spietato, a mio avviso, con un ragazzo di quel l'età. Io sbagliai a fare delle considerazioni con lui in privato ed ancora me ne dispiaccio e mi scuso. Non ebbi mai la possibilità di rimediare a livello umano e sportivo. Mi salvò solo la rappresentativa, che mi diede la possibilità di mettermi in mostra e rilanciarmi agli occhi di molte squadre laziali. L'anno successivo fu sensazionale anche grazie ad un altro preparatore: Pietro Santinelli. Mi aspettavo di rientrare alla Lucchese essendo sotto addestramento tecnico e avendo disputato una grande stagione ma purtroppo non andò così e scelsi il Pisoniano in serie D nel 2006: un altro grande rimpianto a discapito di altre squadre importanti per seguire una persona che pensavo fidata. Poi, in dicembre, ho subito una frattura al viso e da all'ora convivo con 3 placche e 16 viti. Rientrai a fine stagione dopo una lunga convalescenza e persi molti treni stando fermo 5 mesi”.

Segue ancora la Lucchese?

“Certo che seguo la mia amata Lucchese, ancora mi porto dentro un anno che a livello umano è stato tutto per me. Grazie anche a tante splendide persone la famiglia Pellegrini, Dino Sironi, Lamberto Cotrozzi e il direttore Luporini”.

Sa che Bruno Russo fa il ds?

“Certo che lo so ed è una garanzia, saperlo mi fa credere che la Lucchese sia in buone mani”.

 

 

 



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