Galleria Rossonera

Massimo Morgia: "Vorrei tornasse in città l'amore per la Pantera"

venerdì, 5 giugno 2026, 20:29

di emanuela lo guzzo

 Ha legato la sua vita all’impegno nel calcio facendone un contenitore di esperienze trasversali che vanno da quello giocato alle panchine di tante piazze d’Italia fino all’attuale ruolo di Responsabile tecnico del settore giovanile della Lucchese, la squadra della città in cui si sente ed è a casa. Quella di Massimo Morgia, settantacinquenne romano della Garbatella con il vizio e la virtù della passione, della coerenza e del rispetto, è una storia fatta dello stesso materiale del cuoio dei palloni di una volta. Una vita a braccetto con i propri ideali e sempre a testa alta in un mondo del calcio in cui è riuscito a rimanere impermeabile a quei cambiamenti e a quella modernità che ne hanno svilito l’autenticità. Difensore centrale arrivato a Lucca nella stagione sportiva 76-77 alla corte dell’allora presidente Vasco Vannucchi e agli ordini di mister Giovanni Meregalli nell’era della gestione targata Romeo Anconetani, Morgia ha disputato in maglia rossonera quattro stagioni collezionando oltre cento presenze e facendo breccia nel cuore dei tifosi. Lo incontriamo in un pomeriggio di sole al campo sportivo di San Vito dove, come d’abitudine, sta assistendo a un allenamento della squadra Juniores. La gestualità con cui accompagna i ricordi, le emozioni che lancia in contropiede e la luce negli occhi mentre parla di quegli anni raccontano con rara intensità di un attaccamento profondo e radicato:

 “A quei tempi l’amore per la Lucchese lo respiravi in città, tutti i ragazzini che giocavano a calcio aspiravano a indossare quella maglia che io stesso non ho mai smesso di sentirmi cucita addosso. Il gruppo della stagione 77-78 poi, quello della partita di Ferrara che portò al massiccio esodo del popolo rossonero, è stato talmente incredibile da aver resistito al tempo passato. La delusione del pareggio di quel 12 marzo in cui praticamente sfumò il sogno della promozione in serie B è una delle cose a cui ripenso spesso con grande amarezza. Ancora oggi, a distanza di quarantotto anni, baratterei qualsiasi altra vittoria per quella di quel campionato che avremmo meritato sia noi sia la città. Mi sono sempre chiesto se la storia della Lucchese sia stata in seguito condizionata da quel risultato”.

Dopo il ritiro come calciatore, la carriera di allenatore che lo ha portato in tante piazze da nord a sud e dopo aver lasciato il segno in ognuna di esse, Massimo Morgia si è ritirato nella sua Lucca, quella dove vive con la moglie Annalisa, la figlia Valentina e l’inseparabile cane Aquila. Ha puntualmente rifiutato, per troppo amore, ogni offerta di sedere sulla panchina della Lucchese, ma non ha saputo invece dire di no quando gli è stato proposto di dare una mano nella realizzazione di un settore giovanile credibile e degno della storia della Pantera. Chiamato in causa dal presidente Bulgarella a operare in un contesto particolarmente difficile sfociato poi nel quarto fallimento della società, Morgia, fedele a sé stesso e alla sua natura, non ha esitato a fare un passo indietro rifiutando di essere complice di situazioni contrarie all’etica e ai valori sportivi dimostrando ancora una volta la propria integrità morale.

Con l’arrivo di patron Matteo Brunori invece, Massimo Morgia, nuovamente chiamato a mettere la propria esperienza al servizio della causa rossonera, è tornato a tempo pieno sul campo e non dietro una scrivania nel tentativo di rifondare il settore giovanile, un segmento di importanza capitale in ogni realtà calcistica e sportiva che si rispetti conquistando in pieno la fiducia e la stima della nuova proprietà e fornendo anche un contributo non indifferente alla promozione della prima squadra. Il suo senso di appartenenza è un esempio e un modello: “La Lucchese – afferma deciso - va riportata al centro dell’interesse cittadino come struttura. L’attuale società, arrivata in corsa, ha avuto il grande merito di calarsi nell’ambiente riuscendo nel delicato compito di compattare tutti agevolando anche il mio lavoro nella ripartenza con i giovani. Sono un romantico, credo che la società debba dare un’impronta e trasmettere valori, credo alla sua valenza sociale e al fatto che non abbia il compito di formare solo calciatori ma anche tifosi. Perché se è vero che non tutti i giovani possono arrivare in prima squadra, lo è altrettanto che tutti possano e debbano invece sostenerla. E l’appartenenza inizia dagli insegnamenti degli allenatori. Sogno una società con la filosofia dell’Athletic Bilbao, una delle più affascinanti realtà del calcio e di certo il più grande miracolo calcistico nella storia delle squadre di club. E Matteo Brunori è la persona giusta al posto giusto perché è un appassionato e ha compreso l’importanza di programmare, costruire e seminare per poi raccogliere. È una figura che unisce l’entusiasmo alla voglia non solo di fare ma di fare bene e ne è conferma il fatto che per la prima volta dopo anni sento parlare in maniera concreta di strutture e di centro sportivo. La continuità ritengo che sia la base fondamentale sulla quale fondare il nuovo corso. Lucca non ha niente da invidiare ad altre piazze vicine che devono la propria fortuna calcistica a società che hanno saputo investire in modo mirato nel tempo, a lungo termine, senza bruciare le tappe. Ricreare l’amore per la Lucchese è il motore di tutto. Dopo l’ultimo fallimento ero terrorizzato dall’idea che il calcio a Lucca potesse finire e che una piazza con tale blasone dovesse ripartire dalla terza categoria e invece questa società ha dato una nuova vita e una rinnovata speranza ai colori rossoneri. Adesso ci godiamo la festa, ma domani è già tempo di ripartire a programmare”.

Il suo nome è sinonimo di garanzia e di serietà per tutta la tifoseria che gli ha sempre riconosciuto le qualità e la serietà: “Sono fiero del rapporto che ho instaurato con la gente e vorrei vedere la città riappropriarsi dell’amore per la sua squadra di calcio. E vorrei che fosse una cosa costante e non solo legata alle emergenze o agli eventi di cartello. Amo vedere i giovani allo stadio ma vorrei vederne sempre di più insieme ai tifosi storici che sono sempre lì da decenni a sostenere la Pantera con una fede commovente. Tanti sono gli stessi dei tempi del Bar Duilio, quelli che ho conosciuto nei miei primi anni da calciatore a Lucca e tra i quali c’erano anche persone indimenticabili Paolo Carina e Beppe Lorenzini tanto per citarne alcuni. Anche la Curva Ovest in questa stagione ha dimostrato una grande maturità seguendo la squadra su tutti i campi e trascinandola con un sostegno incessante”.

Massimo Morgia conosce a memoria l’ambiente e sa bene che a Lucca è ora il momento di scavare sotto la cenere e riaccendere il fuoco, quello stesso mai davvero spento nonostante anni di delusioni in cui ancora oggi, a distanza di quasi cinquanta anni c’è chi snocciola come fosse una preghiera la formazione di Ferrara: Pierotti, Cisco, Nobile, Gaiardi, Morgia, Platto, Ciardelli, Savian, D’Urso, Vescovi, Novelli…



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