Galleria Rossonera

Duccio Casini: "Sarà lunga la strada per tornare alla normalità"

giovedì, 2 aprile 2020, 16:03

di diego checchi

Un’intervista ad ampio raggio con l’addetto stampa rossonero Duccio Casini che preferisce non entrare nel merito alle decisioni che prenderà la Lega sull’esito di questo campionato ma parla della sua esperienza con la Lucchese e dei suoi momenti più belli da giornalista al seguito dei colori rossoneri. 

Da dove nasce la sua storia con questa nuova società?

“In un pomeriggio di luglio quando fui chiamato da Santoro e mi convocò a una riunione con Russo, Deoma e Vichi. Mi spiegò il progetto e mi chiese se ero disposto a dare una mano e allora dissi di sì, essendo la Lucchese la squadra del mio cuore. Per me è stato un piacere e un onore”.

È stato prima tifoso e poi giornalista. Qual è stato il momento più bello con i colori rossoneri?

“Quando abbiamo vinto la Coppa Italia a Palermo perché era una sfida che ci vedeva in enorme difficoltà. C’erano 40.000 spettatori, veniva riaperto lo stadio perché da lì a poco si sarebbero giocato il Mondiale del ‘90, Palermo era una città pronta per vincere la Coppa Italia. Io avevo vissuto momento dopo momento questa tensione visto che ero inviato per il mio giornale ed ero arrivato il giorno prima . C’era un entusiasmo incredibile dei palermitani ma la Lucchese vinse ai rigori con quello decisivo di Pascucci. Fu molto commovente il tributo che i tifosi del Palermo riservarono ai giocatori della Lucchese durante il giro di campo finale. Fu una cosa veramente emozionante”.

Com’è cambiato il ruolo del giornalista da quando ha iniziato la carriera ad ora?

“Una volta non c’erano tutti i filtri come gli uffici stampa, c’era un rapporto più diretto con i giocatori. Avevamo accesso a tutti i settori dello stadio, al di là degli spogliatoi (luoghi sacri). Ora è tutto più distanziato. Ho un collega che segue la Spal che mi ha detto che da quando è arrivata in Serie A c’è come un muro che separa il giornalista dalla società e dal giocatore, tanto è vero che non li consoce”.

Però a Lucca non c’è tutto questo sbarramento come in altre epoche.

“Uno degli obiettivi della nuova società è stato ricreare un legame forte con tutte le componenti della realtà rossonera. Vogliamo che ci sia un legame tra tutti i giocatori e la stampa lucchese che si sta comportando in maniera esemplare”.

Come sta vivendo questa esperienza alla Lucchese da addetto stampa?

“Un’esperienza molto bella. Dopo quasi quaranta anni di professione posso vedere il calcio dall’interno. Mi ha sempre incuriosito e appassionato, è molto interessante stare dall’altra parte, per vedere come nasce la squadra in fase di calcio mercato, l’organizzazione della trasferta, tutto ciò che sta dietro ai 90 minuti. Devo ringraziare la società per la possibilità che ha dato a me e Giacomo Bernardi che affianca in questo lavoro. Qui alla Lucchese siamo una famiglia”.

Come sta vivendo questo momento di isolamento forzato per colpa del Covid-19?

“Faccio una vita riguardata, sto molto alle regole. Mancano la vita sociale e gli amici, però è un sacrificio che ritengo assolutamente indispensabile. Dal punto di vista professionale mi manca il rapporto con squadra e dirigenti, anche con il pubblico, i tifosi e il magico profumo dell’erba e dello stadio. Anche se con i dirigenti ci sentiamo più di una volta al giorno”.

Il calcio tornerà alla normalità?
“Credo che sarà un processo molto lungo. È una cosa che va presa con la massima serietà e spero che in tempi accettabili si torni alla normalità anche se è difficile fare un pronostico”.

Che cosa spera per il futuro della Lucchese?

“Io penso che la Lucchese sia una delle società più serie del panorama calcistico italiano. È strutturata molto bene e non ha problemi che hanno altre piazze. Penso che qualsiasi categoria dovremo affrontare l’anno prossimo, la Lucchese la farà con il massimo delle ambizioni. Anche perché quest’anno, con una cifra contenuta e partendo con molto ritardo, Deoma è riuscito a costruire una squadra che è prima in classifica”.

Quanto le manca il campo?
“Tantissimo. Anche perché la gara domenicale significa andare allo stadio prima, avere il rapporto con i giocatori e con l’allenatore. Anche perché c’è un ambiente splendido, con tutti ragazzi positivi, senza prime donne; c’è amicizia, rispetto e allegria, ed è piacevole farne parte”.

Come cambierà la vita quotidiana dopo l’emergenza?

“Penso che ci sarà un lungo periodo in cui dovremo seguire delle regole ferree. Le rinunce saranno ancora importanti, dovremo rinunciare ai concerti e ai vari assembramenti. Però l’importante è che si riesca ad uscire da questa situazione per la ripresa dell’economia altrimenti le aziende del paese rischieranno molto”.

Come vede questa situazione legata al calcio?

“Sarà un percorso lungo e accidentato. Se questa pandemia non si arresta, le decisioni pesanti saranno inevitabili”.

Inoltre bisogna differenziare per Leghe.

“La Serie A e la Serie B sono mondi diversi. Secondo me alla fine ci saranno molte società che non si presenteranno nemmeno ai nastri di partenza, altre dovranno ridimensionare il proprio budget. Ci sarà un ridimensionamento generale. Questo è uno tsunami di cui gli esiti si vedranno più avanti”.



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