Detto tra noi
martedì, 24 marzo 2026, 07:55
di fabrizio vincenti
Il campionato è ormai al suo epilogo, ci sarà modo di analizzarne l'andamento a bocce ferme, quando la matematica decreterà il suo verdetto, ed ormai sembra davvero questione di poco, di pochissimo. Ma sin da ora crediamo ci sia invece di parlare del futuro rossonero. Non solo di quello che riguarderà la costruzione della futura squadra, che dipenderà molto dalla ambizioni della società, ovvero che andrà più o meno pesantemente ritoccata sulla base degli obiettivi della prossima stagione, ma, prima ancora, degli investimenti in strutture.
Nelle ultime settimane è tornata alla ribalta la questione del centro sportivo, senza dimenticare che quella della ristrutturazione del Porta Elisa, sia pure sotto traccia, non è mai scomparsa. Sono temi centrali per garantire un futuro societario a certi livelli per la Lucchese. Tanti, troppi in passato lo hanno sottolineato, talvolta con una certa retorica di facciata, ma con ben poche intenzioni concreti. La storia del club lo ha certificato anche di recente, ma ciononostante la questione dell'impiantistica resta centrale. E' un tema con cui mezza e più Italia calcistica continua a dover fare i conti, ma a Lucca, soprattutto per quanto riguarda i campi di allenamento, è una emergenza. Senza strutture adeguate è impossibile fare calcio, soprattutto giovanile; senza strutture adeguate lo stesso valore del club è giocoforza modesto; senza strutture adeguate è impensabile gettare fondamenta solide.
Sull'argomento, difficile che qualcuno possa dissentire, il problema è se, stavolta, alle parole seguiranno i fatti. La nuova proprietà ha provato in questi ultimi mesi a dare una decisa accelerata sul tema, non senza qualche frizione nell'interlocuzione con il Comune di Lucca, come certificano la vicenda di Saltocchio, ma anche la richiesta di eventuali spazi a Capannori. Frizioni che però, stando a quanto dichiarato da un po' tutti i protagonisti, sia formalmente sia informalmente sarebbero state superate. La quadra, insomma, sarebbe dietro l'angolo, soprattutto per la ristrutturazione del Porta Elisa, vero nodo sul tavolo.
Il centro sportivo, infatti, e precisiamo che siamo totalmente indifferenti a dove verrà realizzato, ovvero Lucca o Capannori, purché venga realizzato nel minor tempo possibile, è tutto sommato più facilmente risolvibile. Si tratta di acquistare (da soggetti privati e non da amministrazioni comunali) i terreni ed eventualmente predisporre gli strumenti urbanistici necessari. Ci vorrà un po' di tempo, e ci fanno sorridere certe richieste di perentorietà che arrivano da tifosi che forse non hanno mai avuto a che fare con i vincoli della burocrazia italiana nemmeno per scialbare i muri esterni della propria casa ed ingenuamente pensano basti una bacchetta magica, ma questo importante tassello potrebbe davvero essere messo a sistema.
Più complessa è la vicenda del Porta Elisa, perché è un bene pubblico e ci pare persino naturale che il Comune voglia veder garantito un interesse pubblico per la città nella sua ristrutturazione che, a quanto si apprende, arriverebbe tramite una sorta di project financing, dunque un progetto che vede contribuzioni di privati ma anche della parte pubblica. Le difficoltà di questi mesi e anche una certa impazienza della Lucchese derivano proprio da questo tassello fondamentale per il futuro. Da quello che trapela, i pianeti dovrebbero essersi allineati e dunque nelle prossime settimane il progetto dovrebbe prendere corpo. Poi ci saranno i tempi tecnici, sicuramente accorciati dalla nuova legge sugli stadi, ma pur sempre inerenti a una palude qual è la nostra adorabile Italia quando si parla di leggi e burocrazia. Su tutto abbiamo due certezze: sia il Comune che la Lucchese vogliono andare a meta e farlo nel minor tempo possibile. Sarà la volta buona? Non siamo indovini, certo le condizioni potrebbero (condizionale) esserci. L'auspicio è che il progetto, una ristrutturazione non faraonica ma comunque importante con alcune nuove funzioni nello stadio, sia prima possibile presentato alla città. Poi, a quel punto, potrà scattare il cronometro. Sempre incrociando le dita, visti i precedenti.
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