Detto tra noi

Una società "ambiziosa"

giovedì, 29 febbraio 2024, 14:34

di fabrizio vincenti

"In questa fase di transizione verso il perfezionamento del closing ci concentreremo sulla pianificazione di un adeguato progetto di rilancio”, così spiegava Ray Lo Faso nella nota ufficiale in cui si conferma il passaggio della società rossonera dalle mani dei quattro soci a quello del gruppo Bulgarella. Era il 9 febbraio del 2023. Nelle stesse ore, il presidente Bulgarella, accolto con grande affetto dai tifosi rossoneri al Museo Rossonero, spiegava: "Il calcio non è un'azienda come un'altra: è prima di tutto dei tifosi, dobbiamo creare gli strumenti per dare soddisfazione a chi merita più degli altri. Se si devono fare cose del genere, non ci ci si deve vantare e essere al servizio: siamo all'inizio di un percorso. Non volevo nemmeno venire, abbiamo un contratto, dobbiamo fare i fatti. Io sono un sognatore nella vita. nel lavoro e nello sport, ma per sognare si deve crederci e metterci il cuore perché si realizzino. Il settore giovanile? C'è tutta l'intenzione di dare vita a un settore giovanile importante".

Un mese dopo, era il 16 marzo del 2023, al Real Collegio, in occasione della formalizzazione del passaggio davanti al notaio, sempre Lo Faso ribadiva alcuni concetti: "La forza del fare è quello che si è fatto: in utile fare proclami, sicuramente daremo molta importanza al settore giovanile, sia come marketing territoriale, sia come servizio alla città, sia per la prima squadra. A livello societario dovremo avere una compagine forte, anche grazie a chi ci ha lavorato sinora, difficilmente sennò arrivano i risultati sportivi. L'impegno sarà massimo, saremo un'azienda vera, saremo attenti, e soprattuto ambiziosi". Mentre il presidente Bulgarella aggiungeva: "Abbiamo una grande responsabilità, a Lucca manca una squadra importante, io non prometto nulla, ma dobbiamo essere ambiziosi e crederci per crescere: siamo qua per fare di tutto per migliorare e per avere obiettivi, a partire dal settore giovanile. Se possiamo vogliamo migliorare l'impiantisca e fare di tutto per fare bene con la prima squadra. Sono un sognatore e spero che i sogni si tramutino in realtà: abbiamo una grande responsabilità verso la città e i tifosi".

I lettori ci perdoneranno per queste due lunghe digressioni, ma, in un mondo in cui ormai ci si dimentica quello che è stato scritto o detto ieri, ci è parso opportuno ripartire dai concetti (totalmente condivisibili) che la nuova società aveva manifestato al momento dell'arrivo a Lucca. E' passato circa un anno da allora, quelle dichiarazioni potrebbero essere integrate da altre rilasciate nel corso dei mesi, alcune dal tono futuribile, come quando nel dicembre scorso il presidente parlò a un quotidiano locale della volontà di allestire per la prossima stagione una squadra, parola più parola meno, che doveva far tremare tutti. Ci asteniamo, per non tediare i lettori, da aggiungere altre affermazioni che hanno più o meno (molto meno) trovato fondamento. Vorremmo evitare anche di entrare nella solita diatriba sui presunti mancati pagamenti di questa nuova compagine. A detta del suo amministratore unico, la situazione è sostanzialmente sotto controllo, al punto che a una nostra esplicita richiesta di chiarimenti formulata nelle scorse settimane, ha avuto modo di rispondere che chi vanta crediti, "verrà pagato. Vorrei fosse qui l'ad dell'Inter Marotta che ha tanti debiti ma vedo che non ha tutte queste critiche”. Ne prendiamo con piacere atto, e, come sempre attendiamo i fatti, che sono poi quelli che differenziano le intenzioni dalla realtà. Semmai, ci chiediamo, visto il paragone con l'Inter, se Lo Faso ha mai avuto modo di sfogliare la Gazzetta dello Sport per capire le differenze che esistono tra la realtà (e i risultati) dell'Inter e quelli della Lucchese. E se per fare simili, arditi paragoni è necessario prendere un aereo addirittura da Trapani. 

Al di là delle affermazioni cui abbiamo fatto cenno, ma che fanno ovviamente curriculum, la domanda è : dov'è finita la società ambiziosa? E ancora: a che punto è la ricostruzione del settore giovanile? E poi: cosa resterà della prima squadra a giugno prossimo e dunque quanti mattoni sono stati messi nella costruzione di una realtà in grado finalmente di competere per qualcosa di importante? E infine: svanito l'obiettivo coppa, come si pensa di salvare la stagione, o qualcuno crede che la novella che era un anno di transizione davvero possa reggere e che il peso della situazione trovata non consente di fare altro? Nessuno di buonsenso si attendeva le primissime posizioni, ma un campionato del genere e una società che sembra davvero incapace di costruire, oltre le dichiarazioni ufficiali e qualche informazione passata ad hoc a qualche tifoso in buona fede, non lo sarebbe aspettato nessuno. Noi per primi. La delusione è davvero cocente e va ben al di là i limiti di una formazione mal allestita e peggio completata a gennaio scorso e a cui, francamente, a Padova abbiamo poco da rimproverare, se non i soliti cronici limiti (ben noti). Non certo la mancanza di impegno.

 



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