Detto tra noi
lunedì, 5 settembre 2016, 19:04
di fabrizio vincenti
Che cos'è il calcio se non, in estrema sintesi, un'emozione immensa quanto viscerale? Levateci quella e vi resterà poco, al più potrete andare a teatro. Come in tanti pretenderebbero voler ridurre il pallone. Con fila uno e fila due. Silenzio, si recita. E si consuma. E, invece, il calcio, nonostante divieti, assurdità, llimiti e miserie, anche dei protagonisti, continua a regalare pillole di magia.
Come quelle che abbiamo assistito andando a Olbia. Dove, sia detto per inciso, Gazzetta Lucchese c'era. Anche lì. Come sempre. E' il nostro modo di lavorare e di rispondere, con passione e professionalità a chi, per lavoro come se fosse un impiegato, deve scrivere di calcio. E lo facciamo, ecco la differenza, pagando di tasca nostra, ovvero anche quando non converebbe. E lo facciamo, in primis, per responsabilità verso chi ci segue. Anche questo ci emoziona. Anche questo è Gazzetta Lucchese.
Come ci ha emozionato vedere a Olbia decine e decine di tifosi, che hanno pagato di tasca propria, dedicando tempo e nottate al seguito della Lucchese. Sentire nuovamente i cori, ci ha fatto un immenso piacere. Sapere che i nostri supporter hanno familiarizzato con i sardi, i quali hanno riconosciuto ai tifosi rossoneri il massimo rispetto per essersi sobbarcati in così tanti una trasferta da 24 ore e, minimo, 150-200 euro di spesa, è stata un'altra bella notizia.
Ci ha emozionato vedere un giocatore del calibrio di Cossu che, chiamato a gran voce tra il primo e il secondo tempo dai tifosi rossoneri, inizialmente, lo confessiamo, senza aver capito se fosse per insultarlo o salutarlo, si avvicina e stringe loro le mani dalle inferriate delle recinzione. Ci ha emozionato Forte, il cui legame per Lucca continua a crescere, realizzare due gol e donare i calzoncini a un bimbo lucchese giunto sino in Sardegna per seguire i suoi beniamini.
Ci ha emozionato quel gol a giochi che sembravano già fatti e i commenti sull'ennesima delusione, mentre l'entusiasmo in città torna a fare capolino, iniziavano a affiorare dalla bocca. L'urlo strozzato sul gol rimane un'emozione, per chi, come noi, non può gridare a pieni polmoni, con cui dobbiamo fare i conti. Spesso implodendo. Ci ha emozionato pure mister Galderisi, stravolto come poche volte lo avevamo visto: è la sua stagione, lo sa bene, non la vuole sbagliare. Vuole e spera di regalare emozioni. Anche lui. Tu chiamale se vuoi emozioni. Che solo il calcio può regalare.
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