Porta Elisa News
giovedì, 9 luglio 2015, 14:25
di fabrizio vincenti
Ritorno al futuro. Francesco Baldini, neo allenatore della Lucchese, rientra dopo una vita al Porta Elisa. In quello stadio dove ha mosso i primi passi nel settore giovanlle e poi in prima squadra dove ha collezionato una cinquantina di presenze in due anni diversi, con in mezzo l'approdo alla Juventus prima di consacrarsi definitivamente al Napoli. Da Lucca manca dal 2011 quando nell'ultima stagione da professionista venne con la maglia del San Marino. Il rientro è davvero una rimpatriata tra pacche sulle spalle e strette di mano di vecchi amici. Camicia blu, tirato a lucido, sciarpa rossonera al collo parte la sua prima conferenza stampa in rossonero.
"E' una grande emozione essere qui, quasi indescrivibile ritornare al Porta Elisa dove sono arrivato quando ero un bambino. Vengo da una stagione importante che ha rafforzato i miei convincimenti su come voglio fare calcio".
Cosa mi ha convinto a tornare a Lucca?
"Quanto mi ha seguito il direttore Galli, che non conoscevo se non come avversario sui campi. Poi mi ha fatto conoscere il presidente che mi ha convinto per la sua determinazione: ho fatto presto a prendere una decisione del genere. Dopo il campionato a Sestri ho avuto diverse richieste ma a tutti ho detto la stessa cosa: che avevo già scelto".
Quali difficoltà nel primo campionato tra i professionisti?
"Ho le mie idee, non mi spaventa la Lega Pro, anche a Sestri era il primo anno nei dilettanti, se si propongono buone cose, i risultati vengono. Non mi spaventa niente. Non sono un allenatore che chiede i giocatori, io sono un allenatore che allena. Logico che io dico le caratteristiche dei giocatori e stop e mi fido completamente di quello che stiamo facendo".
Che tipo di calcio proporrà?
"L'unica cosa che posso dire è che i miei giocatori dovranno dare il massimo, sennò non possono stare con me: se mi accorgessi che qualcuno non mette massimo impegno in ogni gara non può stare con me. Il mio calcio? Propositivo, studio sempre come vincere una partita, non mi piace stare arroccato dietro, voglio una squadra aggressiva che vada a duemila all'ora, serve grande intensità. Ovvio cerco di evitare che mi facciano male gli avversari".
Quando ha deciso di fare l'allenatore?
"Sette anni prima di smettere di giocare a pallone, mi piace il campo e non la scrivania: non avrei mai potuto fare altro nel calcio".
il modulo che predilige.
"Il 4-4-2 non consente di pressare in avanti, meglio dunque il 4-3-3 o il 4-2-3-1, comunque sempre un modulo offensivo".
A quale allenatore si ispira?
"Ne ho avuti tanti, chiaro che ho avuto Zeman e Ulivieri due maestri, ma di tutti quanti ho preso qualcosa di importante, ma alla fine ci ho messo del mio, il copia e incolla non mi piace".
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