Porta Elisa News
sabato, 3 maggio 2014, 08:09
Una vergogna assoluta. Un parco buoi organizzato in collaborazione dalla Correggese, dalla Prefettura di Reggio Emilia e dalle altre autorità emiliane: ecco cosa attende i tifosi rossoneri che si recheranno domani nel minuscolo impianto della società emiliana. Lo spazio riservato loro è un prato: avete letto bene: un prato. Guardate l'immagine dal satellite nel tratto cerchiato di rosso. Niente tribune, e quella minuscola presente è stata rimossa per consentire l'afflusso di qualche spettatore in più. Altro che tribunette da 700 posti montate in un amen: tutte chiacchiere: a Correggio erano sicuri, evidentemente ne avevano i loro buoni motivi, che avrebbero fatto come ritenevano meglio. A costa quasi zero, peraltro.
Cinquecento persone messe a "pascolare" in un prato, in condizioni a dir poco critiche: ecco cosa ha saputo offrire la società biancorossa e i massimi organi dello stato, in particolare dal prefetto di Reggio Emilia, la signora Antonella De Miro, che ha agito naturalmente di concerto con tutte le altre autorità locali, tra cui, non avendo Correggio un sindaco ma un commissario prefettizio, con il commissario del paesino emiliano che altri non è che una sua stretta collaboratrice, ovvero il suo braccio destro Adriana Cogode, vice prefetto vicario, nominata negli scorsi mesi dopo le dimissioni del sindaco.
Nessuna apertura, nessuna ipotesi alternativa presa in considerazione, nonostante le ripetute sollecitazioni della stessa Questura di Lucca, pienamente consapevole dei rischi di contenere un afflusso imponente in uno stadio davvero da dilettanti. La prefetta è andata a diritto, come hanno potuto verificare anche i dirigenti rossoneri, praticamente invitati a cose fatte e sostanzialmente ammoniti a non sgarrare. Le misure draconiane previste, dalla nominatività dei tagliandi e tutti i mille divieti, sono chiaramente la conseguenza della scelta iniziale. Non si poteva certo tornare indietro. Lo stile è quello: riaffermare una volta di più chi comanda. E guai a chi sgarra.
E poco importa che una partita che poteva essere una festa è stata militarizzata, con costi naturalmente non certo a carico di chi ha preso le decisioni, che tutti i ragazzi del settore giovanile non possano andare, che molte famiglie abbiano rinunciato, che ci siano centinaia e centinaia di persone senza biglietto molte delle quali si metteranno comunque in viaggio, che a otto chilometri, ripetiamo otto chilometri, a Carpi, ci potesse essere un impianto in grado di ospitare in tutta sicurezza l'evento e per un numero assolutamente sufficiente di spettatori. La prefetta ha deciso. Stavolta non è il calcio che ne esce a pezzi: la sua credibilità è a zero da anni, e non certo per colpa dei tifosi, è lo stato. Con la esse minuscola.
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