Detto tra noi

Navigazione a vista

venerdì, 17 agosto 2018, 08:06

di fabrizio vincenti

"La A.S. Lucchese Libertas si dissocia ufficialmente da quanto dichiarato dal Direttore Sportivo, Antonio Obbedio, in occasione della conferenza stampa tenutasi oggi (martedì 8 maggio) alle ore 14. La società si riserva inoltre di poter agire a tutela della propria immagine, in ogni sede, contro le frasi diffamatorie espresse dallo stesso". Quello che avete appena letto, e che probabilmente molti di voi ricordano, è il comunicato ufficiale che la Lucchese (di Arnaldo Moriconi, non quella effimera di Lorenzo Grassini) rese pubblico poche ore dopo che Antonio Obbedio aveva tenuto la sua conferenza di fine stagione nella sala stampa del Porta Elisa. Era l'8 maggio scorso. 

Che cosa disse Obbedio, in quella circostanza, da vedersi ventilare addirittura un'azione legale e da incappare in una censura durissima da parte della società per cui lavorava da due stagioni? Tante cose, tra cui delle puntuali valutazioni su quella che era stata la conduzione della società rossonera (ripetiamo ancora una volta: a guida Arnaldo Moriconi). Ecco uno degli estratti più significativi di quella che sembrava dovesse essere la conferenza stampa di commiato, a prescindere dal primo contratto di cessione del club a Grassini, che peraltro stentava a avere esecuzione: "Sono stati due anni di lacrime e sangue con giocatori che si sono pagati vitto e alloggio nonostante fossero al minimo dello stipendio. Spesso si sono sobbarcati l’onere e la spesa di ecografie e risonanze, grazie anche al lavoro straordinario del dottor Tambellini, del dottor Gianni Negretti e del massaggiatore Alvaro Vannucchi che nel loro spirito di squadra sono andati oltre al semplice lavoro che gli spettava. Siamo andati a fare trasferte come a Pontedera, in Coppa Italia, in macchina per risparmiare i soldi del pullman". 

Parole indubbiamente dure, ma vere. Che fotografano cosa è stata la gestione societaria degli ultimi due anni, con forse l'unico limite di averle, per carità di patria, dette solo a fine stagione, con la valigia in mano. Parole che sollevarono tutto il risentimento della Lucchese (targata Arlando Moriconi). Proprio quella compagine societaria che circa tre mesi dopo ha deciso di riportarlo sulla plancia di comando. Basterebbe questo episodio, ma l'elenco è estremamente lungo, e ci limitiamo solo a rimpinguarlo con l'arrivo di Ivano Reggiani, accolto tra gli osanna e le cui dimissioni non sono mai state formalizzate o almeno rese note dal club, per capire cosa sia l'attuale gestione societaria. La navigazione a vista è la Bibbia. Riazzerare quello che si è fatto ieri, quasi una necessità. Programmare o agire con un minimo di coerenza, una bestemmia.

Cosa abbia portato Obbedio a riaccettare di tornare a Lucca e cosa la società a riprenderlo dopo aver pronunciato parole che erano pietre, è relativo. Ognuno può dare le spiegazioni del caso. In molti ritengono che Obbedio sia stato ripreso dall'imprenditore dalla ieratica barba, dietro suggerimento di qualcuno vista la sua manifesta e simpaticamente dichiarata totale incompetenza calcistica, non tanto e non solo per i meriti, ma piuttosto per poterlo esibire come icona ai tifosi. Proprio come mister Favarin. Insomma, per rassicurare una piazza scossa e alla disperata ricerca di qualcosa a cui aggrapparsi dopo mesi da incubo.

Comunque sia andata, l'epilogo è semplicemente disarmante, salvo che non si voglia rinunciare a usare il cervello. O si voglia illuderci che basta che rotoli un pallone per accantonare tutto il resto. O, ancora, si voglia far finta di nulla. Se qualcuno è di questo avviso, libero di farlo. Ma la gravità della situazione resta tutta, anche senza levare un grammo di credibilità al lavoro fatto da Obbedio a Lucca in questi due anni e alla sua professionalità. La pochezza della gestione societaria è evidente. La direzione di marcia, invece, resta un'incognita. Una preoccupante incognita. 


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