Detto tra noi

Lasciateci godere, almeno per qualche istante

martedì, 27 febbraio 2018, 07:47

di fabrizio vincenti

L'incalzare degli eventi societari imporrebbe di parlare degli sviluppi che potrebbero riservare un epilogo alla lunga telenovela rossonera a breve, ma, scusateci, per questa volta non ce la facciamo. La mente e il cuore rifiutano di buttarsi, per la millesima volta, in budget, progetti, cordate, promesse. La mente e il cuore sono ferme a domenica pomeriggio, quando, per la prima volta in assoluto, siamo riusciti a veder vincere la Lucchese a Pisa. 

Non ci era mai successo, tanti pari, qualche sconfitta, e molti rimpianti. A partire da quelli di due anni fa, quando i rossoneri, sempre con Lopez in panchina, subirono un vero e proprio furto sportivo, perdendo una gara dominata per larghi tratti, prima e dopo il vantaggio di Terrani. Un destino quasi sempre scritto, per chi, come chi tifa Lucchese, sembra destinato a ricevere molti schiaffi e poche soddisfazioni. Quasi un tributo da pagare che ci impedisce anche di pensare in grande. Anche quando, come in epoca Fouzi Hadj, andammo da favoriti, uscendo battuti con un tiraccio da fuori area. 

Domenica scorsa siamo andati all'Arena con lo spirito di chi deve mettere la testa sulla ghigliottina e attendere solo che la lama faccia il suo lavoro. Troppi i segnali che davano i nerazzurri vittoriosi, troppi i mesi di astinenza dalla gioia. Per tutta la settimana abbiamo cercato di pensare meno possibile alla partita, quasi per attutirne l'importanza, quasi per sottoscrivere una polizza contro la delusione annunciata. E dentro il catino dell'Arena, quando abbiamo visto arrivare gli oltre 400 tifosi rossoneri abbiamo pensato proprio a loro e al concreto rischio di doversi subire una nuova delusione di fronte ai rivali di sempre, baldanzosi e convinti come sempre. 

La gara è sembrata avere il refrain di tante altre volte, padroni di casa sottotono, ma che, prima o poi, avrebbero trovato l'acuto contro una Lucchese ben disposta e finalmente compatta. Quando Bertoncini ha sbagliato clamorosamente un passaggio in orizzontale abbiamo pensato che la lama stava per cadere. Solo un episodio  sembrava poter decidere la sfida. E invece, gli dei del pallone stavolta avevano deciso diversamente, avevano deciso che il numero non è sempre forza, che l'umiltà può battere la supponenza. E il gol di Cecchini, di una bellezza stilistica e di una precisione chirurgica ce lo ha confermato. Era la nostra giornata e lo sapevano anche i 400 che non hanno smesso un attimo di cantare, alla fine uscendo vincitori anche sugli spalti, dove la curva di casa, dopo lo svantaggio è evaporata, sciolta dal freddo pungente, dai fantasmi del passato a cui continua a aggrapparsi per criminalizzare, pateticamente, una tifoseria, e forse dalla consapevolezza che, stavolta, non sarebbe bastata la forza dei numeri. 

Abbiamo passato gli ultimi minuti guardando i nostri tifosi e sperando con tutto il cuore che non subissero l'ennesima beffa. L'ennesimo rovescio che ti fa pensare che sia l'ultimo, che la forza di andare allo stadio inizi a mancare.  Abbiamo guardato le loro facce, fotografato le loro speranze, le loro tensioni e la loro gioia. Che è stata la nostra. Quell'abbraccio tra tifosi e squadra è tutto nelle mani di Arrigoni appoggiate al vetro delle barriere, a cercare le mani dei tifosi, è nella gioia di Fanucchi, il più scatenato a saltare e cantare "chi non salta è un pisano". Non si può non amare il calcio. Non si può non goderci questi attimi. Ce li teniamo nel cuore con il solo rammarico che il nostro fotografo, Maurizio Silva, che ha regalato negli anni scatti di pura bellezza, non sia potuto essere lì a gioire. Carpe diem, Pantera. 


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