Rubriche : romanzo rossonero

Si salvi chi può

lunedì, 9 aprile 2018, 16:44

di alessandro lazzarini

La quantità di pubblico presente sui gradoni del Porta Elisa per la sfida fra Lucchese e Arzachena certifica senza ombra di dubbio due cose: la prima è che il leggero velo di entusiasmo veicolato dall'appassionante cavalcata finale dello scorso campionato, che aveva riportato qualcuno allo stadio, è definitivamente evaporato; la seconda è che la caotica frammentazione di giorni e orari delle partite di terza serie porterà forse qualcuno a guardare le dirette web, ma certo rende impossibile per le società fare incassi dignitosi al botteghino. Cioè, ma come si dovrebbe fare in serie C a gestire una squadra professionistica senza rimetterci? Il pubblico non c'è, i giocatori decenti vanno via a tre lire dopo due volte che stoppano il pallone, i prestiti dalle categorie superiori quasi sempre sono gli scarti delle primavere, insomma i vertici straparlano ma poi impostano tutto affinché l'unico modo di fare calcio ai livelli più bassi del professionismo sia il mecenatismo da parte di padroni-tifosi, che poi più spesso sono padroni-predoni che non si capisce perché investano in una tale squadra e se non ottengono qualcosa nel giro di un paio d'anni lasciano tutto allo scatafascio. Vabbé questo ci serviva per dire che nel primo sabato pomeriggio primaverile l'angusto stadio di Lucca è più desolante che mai, anche gli Ultras si sono arresi e sembrano meno che in trasferta. I pochi spettatori presenti però hanno una certezza: la Libertas ormai ha toccato il fondo e non può che crescere, quello che restituirà il campo non potrà essere peggiore di quanto ci è toccato vedere nei mesi scorsi. Si sbagliano.

La prima metà della sfida coi sardi ci offre la più imbarazzante prestazione rossonera dell'anno. Una squadra palesemente bollita dal punto di vista della preparazione fisica e quindi allo sbando nella costruzione del gioco, tecnicamente inguardabile, costantemente raddoppiata da avversari che corrono di più e che di contro non riesce ad essere aggressiva nemmeno in quella che dovrebbe essere una delle partite decisive per la salvezza. La conseguenza è che dopo dieci minuti in cui i padroni di casa toccano il pallone già più volte che nell'intera partita contro la Pistoiese, la gara scende di ritmo e si trasforma in una specie di sgambata di fine stagione, con l'Arzachena che peraltro non fa niente per vincere ma passa lo stesso in vantaggio quando una scarpata dal limite incontra la faccia di Capuano e beffa Albertoni.

Inutile dire che sulle tribune i pochi presenti sono in preda allo sconforto più sconsolato, che solo i più stoici riescono a tramutare in rabbia verso i giocatori, il che significa offese gratuite a quelli che dovrebbero essere i propri beniamini. Si noti beni che questa non è una conseguenza del mediocre campionato, c'è proprio una percentuale di persone che anche quando le cose vanno bene ha il vizio di offendere i giocatori della propria squadra al primo errore, o anche alla prima giocata che sia di livello appena inferiore ai più alti standard dei campioni. Fosse per noi così d'istinto questi soggetti sarebbero eliminati per il miglioramento della specie, ma si è detto che è la genuinità, anche la più gretta, a marcare la connotazione popolare del gioco del calcio come momento sociale per eccellenza dei nostri tempi e ora non possiamo rimangiarci la parola (si scherza èh, sono momenti di satira-costume questi qua, mica articoli seri). I più anziani sono come al solito i più lucidi e battezzano come "il più scemo della gradinata" un soggetto di mezz'età completamente fuori di testa contro Capuano stesso, offeso da costui per circa novanta minuti come se c'avesse contro qualcosa di personale. Eppure il numero sei è un ragazzo generalmente amato dalla tifoseria, ma visto l'ambiente per pochi intimi chissà cosa avrà pensato a sentirsi apostrofare in qualsiasi modo.

Vabbè, si diceva dei più anziani. Ecco la loro prossemica descrive meglio di ogni parola la prove della Lucchese: seduti a gambe larghe, gomiti sulle ginocchia, testa in avanti sovente scossa da destra a sinistra nel tipico segno di rassegnazione che significa 'no', o meglio, 'non ci posso credere'; le mani si muovono solo di rado e sempre verso la nuca, nel gesto disperato di sistemarsi il cappello che esprime anche l'impotenza per l'ennessimo errore. Le parole sono ovviamente di nostalgia per giocatori che hanno visto in passati chissà quanto remoti, ma questa malinconia riguarda anche i più giovani, qualcuno arriva a rimpiangere il centravanti Maritato, raggiungendo vette di edulcorazione del passato che rasentano il disturbo borderline.

Fortunatamente l'inguardabilità dura un tempo, perché alla ripresa del gioco i ragazzi sembrano essere stati scossi da un qualcosa evidentemente avvenuto negli spogliatoi e alzano il livello. Tavanti entra e fa la differenza sulla fascia destra (pur sbagliando qualsiasi cosa in fase di finalizzazione), Arrigoni e Russo aumentano la dinamicità del bradipo rossonero, ma gli errori tecnici in attacco sono costanti e spesso anche inspiegabili, così il pareggio arriva solo quando nel giro di pochi minuti Fanucchi, oggi finalmente capitano, ribalta pressoché da solo il risultato prima con una giocata sopraffina che passa fra una selva di gambe e si insacca, poi procurandosi un generoso rigore e trasformandolo. Due magie da vero prestigiatore come tante altre in quest'annata in cui quasi da solo ha tenuto a galla la squadra. Un prestigiatore si diceva, se fosse a inizio carriera si direbbe che ha le stimmate del campione, siccome invece è alla fine allora si può dire solo che forse è pronto per essere nominato nel cda di una partecipata dal sindaco Tambellini.

Certo, i sardi nel frattempo hanno inserito il centravanti titolare, un armadio completamente fuori misura per gli altri umani che ci mette pochissimo a scrollarsi di torno come mosche i difensori della pantera e pareggiare, quindi anche stavolta i giochi di prestigio del ragazzo di Lucca sono vanificati e la vittoria casalinga resta un tabù, ma intanto è trascorsa un'altra giornata, l'Arezzo forse riceverà nuovi punti di penalizzazione e la salvezza sembra più vicina. Un vero peccato che questo giocattolino che nella prima parte di stagione a tratti aveva incantato si sia danneggiato al punto da non riuscir più a produrre quasi niente. Ecco in realtà qualcosa di grandioso l'hanno prodotto perché vincere a Pisa proprio quando i 900mila tifosi nerazzurri presenti credevano di rilanciarsi per il primo posto non ha prezzo, fatto sta che mai come quest'anno per salvezza si intende anche il risparmiare i pochi tifosi rimasti da questi spettacoli imbarazzanti. 



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