Rubriche : in gradinata

Trasferte vietate, visioni condivise

lunedì, 15 dicembre 2025, 08:50

di gianluca testa

«Chi porta la birra?». È così che inizia la conversazione quando la prospettiva - pardon, la proposta - è di vedere insieme agli amici di sempre una partita di calcio in televisione. Di solito lo zelo nell'organizzazione è riservata ad alcuni momenti epici. Come quando gioca la nazionale, ad esempio. 
Anche gli smemorati cronici sapranno ricordare dov'erano - e con chi - durante le partite di Italia '90. Le "notti magiche" sono impresse in modo indelebile nei ricordi di ogni appassionato di calcio. Molti si ricorderanno il gol di Del Piero contro la Germania nel 2006. Non il gol di per sé, ma quel preciso esatto momento. E la frase di Caressa entrata nella storia. «Si va a Berlino, Beppe!». 

Supponiamo che nessuno abbia dimenticato luogo e compagnia della finalissima. Ma nel nostro caso non ci sono mondiali (sigh!) né europei all'orizzonte. Non c'è lo stadio di Dortmund ad attenderci, bensì i campi di Montespertoli e Perignano. Perché è lì che gioca la Lucchese, è lì che un nutrito gruppo di appassionati vive la sua eroica avventura. Ed è lì che noi non possiamo andare. (Sull'ingiustizia di tali decisioni si è già abbondantemente discusso). 

In questo contesto associare il Westfalenstadion al comunale "Matteoli" potrebbe sembrare improbabile. Suona come un ossimoro, o forse è un'iperbole. Ma la passione, si sa, non conosce fama o notorietà, non considera dimensioni e infrastrutture. Il pretesto per assistere a una visione condivisa di una partita di calcio può nascere la sera di una semifinale di coppa del mondo tra Germania e Italia. Oppure, come nel nostro caso, in un primo pomeriggio domenicale di dicembre per una gara di campionato tra Fratres Perignano e Lucchese.

Quindi si rasserenino gli amici di Retemia. I numeri dello streaming della partita non sono una rappresentazione fedele della realtà. Quella forbice variabile tra 400 e 500 spettatori è solo un'indicazione di massima. Perché lo share, sempre che lo si possa calcolare, racconterebbe tutta un'altra storia. Il Circolino di Cerasomma (nella foto), che ha sempre trasmesso le partite dei rossoneri, è la prima conferma di quello che stiamo raccontando. E poi ci sono ovviamente gli appuntamenti domestici con gli amici. Perché guardare una gara in solitudine non ha lo stesso gusto di quando siamo in compagnia.

Ed è proprio qua che si aprono gli scenari più intimi e suggestivi. Perché una volta che si è apparecchiata la televisione con le sciarpe rossonere comincia lo spettacolo nello spettacolo. Al fischio d'inizio c'è già chi è pronto a lanciarsi in commenti e battute sul terreno di gioco («Sembra di giocare sul campo di Montuolo») e sulle infrastrutture, come ad esempio le sedie color lilla fuori dagli spogliatoi. «Ma quella è anche la sede dei donatori di sangue?» si chiede qualcun altro. L'inadeguatezza dell'impianto si riflette poi sulle riprese. Per quanta attenzione si possa riservare all'inquadrature, una porzione delle panchine e i sostegni di ferro della tribuna coprono inesorabilmente la linea laterale, l'area del calcio d'angolo e perfino l'ingresso in area. Così non sapremo mai - neppure rivedendo gli highlights - se quel fallo era da rigore oppure no. Nemmeno sappiamo se è avvenuto dentro o fuori dall'aria. Sono quei casi in cui si lascia spazio all'immaginazione. (E alle imprecazioni).

Visto che il gioco non decolla, c'è anche chi si dedica alla lettura dei cartelloni pubblicitari. «Hai visto? C'è scritto Pisorno». E giù risate. Tra una birra e l'altra, qualcuno raccoglie le offese degli amici per aver accesso quella sigaretta elettronica che riscalda il tabacco anziché bruciarlo. In questo caso tralasciamo il contenuto delle goliardiche frasi offensive sugli aromi prodotti. Aromi che poi si mischiano agli svapi - si dice così? - di quelli che invece utilizzano liquidi dal gusto improbabile, tipo mango e menta. Un mix micidiale che fa assomigliare sempre di più la stanza a un "Narghilé Cafe".

Intanto finisce il primo tempo e alcuni chiedono - anzi pretendono - il caffè, salvo poi lamentarsi della scarsa qualità o della temperatura inadeguata. «Qua non c'è niente da mangiare?». Provvidenzialmente qualcuno porta sempre un po' di patatine o altro cibo simile, ovviamente ultra-processato. Alcuni portano con sé il cane, che mentre corre all'impazzata per tutta la casa domandano inutilmente: «Dà mica noia?». «Ma no, figurati. È da tempo che desideravamo cambiare quel divano...». Qualcuno porta solo i sigari, altri una bottiglia di vino, altri ancora non portano niente «perché tanto ci avranno già pensato, e poi alla fine resta tutto lì». 

Ma il massimo lo si raggiunge con le tre figure chiave di questa scalcagnata compagnia. La prima è quella dell'amico "allenatore". Già al primo minuto di gioco inizia a parlare di moduli, schieramenti, posizioni, movimenti. Meglio la difesa a tre, no a quattro. Sa chi era meglio far giocare e chi tenere in panchina. E a ogni reazione altrui risponde sempre con un laconico e severo «tu di calcio non ci capisci niente». Chiusa la questione. 
La seconda figura è quella dello "smanettone". Quando il ritmo della gara si abbassa, prende il telefono tra le mani con la scusa di controllare i risultati degli altri campi. «Lo Zenith sta perdendo...», racconta con entusiasmo. Ma poi il brio si disperde e da quel cellulare non si stacca, iniziando a scrollare improbabili storie brevi di dubbio gusto. «Ma non è che per caso sei su Tinder?». La risposta di solito non è mai pienamente convincente.
Infine c'è la figura dell'esperto in "comunicazione gutturale". In pratica parla poco e di solito sottolinea i momenti salienti della gara apostrofandoli con rutti di varia durata e intensità. Un po' come l'ormai noto Silvano Ciriello di Ovosodo, detto "Wyoming". Lo fa da tempo, anche sui gradoni dello stadio. Il gruppo di amici ha ormai imparato a interpretare quei suoni, sapendo distinguere l'approvazione dalla critica. Ma di solito, quando il comunicatore gutturale si esprime, lo fa per criticare.



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