Rubriche : romanzo rossonero

Viva i ragazzi della Lucchese: il calcio fra razzismo, dilettantismo e bambolotti da social

venerdì, 28 dicembre 2018, 12:16

di alessandro lazzarini

Mentre a Milano i tifosi dell'Inter sommergevano di ululati Kalidou Koulibaly, a Pontedera dopo gli ennesimi punti gettati nella spazzatura dalla Libertas in modo a dir poco incredibile, i tifosi rossoneri convocavano con i calciatori della Lucchese sotto il settore ospiti per la solita pantomima del 'fuori le palle' e banalità varie. Proprio così, gli stessi tifosi che da anni salutano affettuosamente la squadra anche dopo prestazioni a dir poco scandalose, proprio adesso si scagliano contro questo gruppo di ragazzi messo insieme alla meno peggio in estate e che alla vigilia era accreditato come 'banda di raccattati' destinato ad un campionato umiliante, ma che invece sfodera il terzo attacco del girone, una classifica che al netto della penalizzazione sarebbe fra le migliori delle ultime stagioni dopo il girone d'andata e a cui a nostro avviso non si può in alcun modo rimproverare di non impegnarsi, a maggior ragione se si considera anche in quale ambiente agiscono, cioè al servizio di una società omertosa dal punto di vista della comunicazione, inesistente da quello delle prospettive, della programmazione e dell'organizzazione, priva di una struttura adeguata ad un campionato professionistico e che sembra navigare a vista e alla giornata in vista di una dismissione a chiunque, che peraltro pare essere arrivata. A tutto ciò va pure aggiunto che i giocatori sono stati anche abbandonati dalla città, perché è bene non dimenticare che attualmente Lucca esprime un pubblico da paesotto e non più numeri degni di una storia blasonata e di una città capoluogo. Una presa di posizione da parte dei tifosi tanto dura nei confronti di questa proprietà che sembra aver venduto la società a soggetti che almeno sulla carta significano fallimento e ritorno in Eccellenza non ci sembra di averla vista, presa di posizione che invece sarebbe arrivata proprio dai giocatori, se solo non fossero stati di nuovo silenziati e soprattutto informati a cose fatte.

Questi non sono i bambolotti milionari della serie A, ma giovanotti coi loro limiti che più o meno guadagnano quanto operai e che se vedono finire l'azienda per cui lavorano nelle mani di personaggi la cui storia non pare dare garanzie di una gestione imprenditoriale, rischiano di perdere lo stipendio; eppure pur convivendo da mesi con una piazza e una opinione pubblica che parla solo di conti, scadenze, possibili penalizzazioni e quant'altro che poco ha a che vedere col calcio, i rossoneri sono sempre scesi in campo facendo la loro figura, lottando alla pari con tutti e dando anche sprazzi di bel gioco che francamente non si vedevano da anni. Certo, sono frivoli, forse troppo tecnici per la categoria, sbilanciati, ingenui, ma perché rifarsela con loro? Comunque sia, parlare di calcio in questo particolare momento sembra inutile perché, parliamoci chiaro, quello che si prospetta sembra essere un copione già visto due volte. Un copione che però non sembra spaventare la devastata tifoseria rossonera, ormai stufa di questa gogna che dura da due anni e che pur di liberarsi di questa gestione raffazzonata e senza sogni, sono anche disposti a tornare senza ribellarsi nei dilettanti per la terza volta.

Queste però sono storie ordinarie di serie C, mentre il sistema calcio è sconvolto ancora una volta dagli incidenti di Milano e, per quanto riguarda le cose più strettamente di campo, dagli ululati di cui si parlava all'inizio. L'opinione pubblica come al solito si è scatenata, non si parla d'altro e si invocano sospensioni di campionato o partita, senza capire che questi provvedimenti altro non sono che un modo per mettere in mano a qualche ignorante il destino dello svolgimento delle partite di calcio e più in generale di qualsiasi spettacolo pubblico. Si lancia l'allarme razzismo, ma forse non si centra l'obiettivo: gli stessi tifosi dell'Inter non hanno esitato a eleggere a loro idoli giocatori di colore, ad esempio Eto'o tanto per dirne uno. Il problema allora, forse, è proprio l'ignoranza, la scarsa cultura, che ovviamente sono sempre legate a doppio filo con il 'razzismo' (quello vero), e l'incapacità di comprendere che se, ad esempio, si prende in giro un 'Ravanelli' perché è giovane ma ha i capelli bianchi, si rivolge l'offesa contro di lui insistendo su una sia caratteristica tipica, mentre se per offendere Koulibaly si sceglie di fargli il verso della scimmia, allora si stanno automaticamente offendendo tutti i neri, compresi quelli che giocano nella propria squadra o quelli che la tifano seduti qualche seggiolina più in là, perché l'essere nero (o terrone, o cinese) non è prerogativa esclusiva di una persona precisa che scegliamo a bersaglio. Combattere questi comportamenti fermando gli spettacoli altro non è che un modo per punire tutta quella larghissima maggioranza di pubblico che non ulula, dando come al solito ragione alla minoranza rumorosa e ignorante, eletta immediatamente protagonista col potere di fermare il gioco. 

Un potere effimero peraltro, perché come ben sappiamo visti gli interessi coinvolti e il Dio soldo che tiranneggia, sospendere il calcio non si può, per cui le drastiche misure che vengono inneggiate all'indomani di questi avvenimenti dalla politica e dai gestori del calcio sono poco credibili non appena vengono proferite. Ma perché in Italia le istituzioni tendono sempre a dare importanza alle minoranze ignoranti e a snobbare le maggioranze silenziose senza capirne bisogni e necessità? Beh, forse perché tendiamo a mandare ai vertici della società proprio personaggi che provengono da queste minoranze rumorose ignoranti.

Cosa fare allora? Ammesso che sia necessario fare qualcosa, pretendere di organizzare spettacoli con la partecipazione di decine di migliaia di persone, allo stesso tempo pretendere che fra queste decine di migliaia di persone non ci sia nessun cretino e mantenere una stato di diritto è una contraddizione in termini che in un certo qual modo cozza anche con la libertà d'espressione che più o meno e in teoria dovrebbe essere garantita dall'Illuminismo in qua (il diritto alla libertà d'espressione è una questione spinosa per molti soggetti mediocri, perché infatti per sua definizione prevede che qualcuno possa anche esprimere qualcosa che consideriamo indegno o non condivisibile); però forse chi potrebbe far qualcosa ci sarebbe: i giocatori! Queste star elette a divinità dal sistema calcio che conta, bambocci da social che però si rinvengono sempre il giorno dopo, magari mettendo la fotina col nero di turno o proferendo tre banalità per penna del loro addetto stampa su Instagram sotto a una foto vestiti da pinguini con la bambola di turno per mano. Questi personaggi sono dei modelli e dei punti di riferimento per molte persone e soprattutto tanti bambini e se a volte proprio durante lo svolgimento della partita tirassero davvero 'fuori le palle' e si rendessero conto che un loro gesto conta più di mille sciocchezze proferite da un politico, ecco chissà, forse loro potrebbero far riflettere qualcuno. Invece no, i casi in cui questi edulcorati giovanotti compiono dei gesti coraggiosi sul campo si contano sulle dita di una mano, anche da parte di qualche 'buffone' che poi l'opinione pubblica santifica come punto di riferimento nei comportamenti e nella morale, ma che sul luogo del delitto, quando è il momento di mostrarsi davvero al di sopra della media, si nasconde sempre dietro un dito come tutti gli altri. 

 



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