Rubriche : romanzo rossonero

Tutti e tutte nel pallone

martedì, 16 ottobre 2018, 14:21

di alessandro lazzarini

Immaginate due squadre di serie C che devono salvarsi col coltello fra i denti, il loro gioco sporco, metteteci un allenatore in confusione, una preparazione atletica apparentemente approssimativa e un atteggiamento ostruzionistico per palese sfiducia nella difesa, buttate tutto nel frullatore, versate nel bicchiere e aggiungete un arbitro che fischia fallo a qualsiasi contatto fisico: il risultato è l'inguardabile Gozzano-Lucchese.

Ma riavvolgiamo il nastro e partiamo dal fondo, cioè l'arbitro, che in realtà è un'arbitra, e già questa è di per sé una curiosità che accompagna le squadre in campo sullo storico terreno della Pro Vercelli, sette scudetti in una bacheca vintage come il proprio stadio, che sembra la riproduzione in scala 1:1 delle tribune del Subbuteo originale anni '70, ma senza nemmeno gli omini di plastica con la bandierina in mano seduti sui gradoni. Si diceva dell'arbitra: già dopo venti munti la signora Marotta riesce a trasformare la disfida in una roba che col calcio non c'entra niente, fischiando ogni contrasto, spezzettando il gioco in modo insopportabile e distribuendo cartellini a destra e manca per interventi di gioco piuttosto ordinari. L'ipotesi che osiamo proporre è che l'arbitra non riesca assolutamente a valutare correttamente l'entità dei contatti fra i ragazzi, il gioco 'maschio' insomma, e che inoltre faccia fatica a stare al passo del ritmo di gioco, finendo col fischiare in continuazione e rendendo letteralmente angosciante lo spettacolo.

Ecco, vi state forse chiedendo se stiamo sostenendo che la qualità dell'arbitraggio sia dipesa dal fatto che l'arbitro fosse una donna? Ancora, state insinuando che lo diciamo anche per avere il nostro quarto d'ora di celebrità, essere travolti dall'accusa di 'sessismo', divenire oggetto di opinione dei famosi-per-essere-famosi, finire alla berlina sulla bacheca della Lucarelli, divenire un nuovo caso-Strumia, scatenare la Commissione pari opportunità e vedersi ritorcere addosso un flash-mob in Anfiteatro per l'arbitra Marotta (non sarebbe nemmeno male, se le partecipanti si vestono da arbitra, a patto che usino i calzini a mo' di parigine tipo i calciatori metrosexual)? Ora, state quindi pensando che la nostra tesi sia che le donne non possono arbitrare i maschi? Ma fateci il piacere, quello che si vuol dire è solo che fisiologicamente richiedono un lavoro di intelligenza e immaginazione più complesso, perché non possono esperire il calcio maschile, ed anche uno sforzo fisico notevole, caratteristiche che l'arbitra Marotta per l'occasione non ha saputo mettere in campo, forse perché in giornata negativa, forse perché non all'altezza della situazione, non vogliamo certo giudicarla in assoluto dopo averla vista una sola volta.

Dal sottolineare la scarsa qualità dell'arbitraggio ad addebitare all'arbitro le ragioni della scarsa prova offerta dai rossoneri e del risultato come hanno fatto Obbedio e Favarin, però, secondo noi c'è un bel salto logico. Anzi, considerando che dopo pochi minuti grazie a una frittata del portiere di casa la Pantera si è portata in vantaggio, la sostanziale impossibilità di giocare al pallone e il gioco sempre fermo sembravano situazioni a netto favore di una Lucchese che ha gradualmente perso campo, fino a un secondo tempo dove non ha mai sostanzialmente superato la linea centrale e concesso una quantità da crisi isterica di calci di punizione dalla propria tre quarti, senza mai sintonizzarsi sulla lunghezza d'onda del direttore di gara e finendo assediata dai modesti rossoblù neopromossi, che avrebbero meritato anche più di un solo punto.

Dove sia finita la squadra spregiudicata e pimpante di inizio campionato dovrebbe spiegarcelo Favarin, che per l'ennesima volta rimescola le carte proponendo la difesa con due centrali e buttando a centrocampo Castagna, a suo dire per aumentare la qualità del palleggio: ma se questo era lo scopo, perché non avvalersi di Strechie allora? Il giovane è stato accantonato dopo un avvio promettente (non ce ne frega niente tanto è un prestito destinato ad andarsene) per fare ricorso a Mauri, che d'altra parte appare sembra giocatore di altra categoria ma soprattutto è l'unico che sa applicare logiche difensive degne di nota. L'impressione insomma è che la tanto decantata sfiducia nella difesa abbia fatto ripiegare l'allenatore insieme all'opinione pubblica verso un atteggiamento infantilmente protettivo nei confronti del reparto arretrato, con tutti i giocatori impegnati a ripiegare all'indietro alla ricerca di una ossessiva copertura di un reparto che forse non è fortissimo, ma di certo è stato sfiduciato a priori dall'ambiente. Della strategia fa parte anche il ricorso a due attaccanti come Bortolussi e Sorrentino che fanno del sacrificio anche difensivo una loro peculiarità, con l'inspiegabile accantonamento nell'occasione di De Feo, uno veloce che può fare la differenza e col Cuneo l'ha fatto vedere, abbastanza inspiegabilmente non proposto nemmeno negli ultimi venti minuti quando poteva incastrarci un contropiede. I tecnici hanno addebitato al Gozzano di giocare solo con lanci lunghi? A noi sembra che da qualche partita sia la Libertas che fa gioco solo sparacchiando in avanti il pallone.

Come se non bastasse di cinque cambi possibili se ne vedono due soli, uno dei quali per buttare nella mischia Cardore, un ragazzo al secondo anno all'ombra delle Mura e che o non è in grado di giocare in categoria o ha completamente perso fiducia in se stesso, tanto che dopo pochi minuti in campo riesce a sbagliare un passaggio a difficoltà zero e far espellere il malcapitato Favale, riducendo i suoi in dieci e enfatizzando ancor più il pressing finale che poi conduce al rigore, netto, al novantacinquesimo. E' vero che poco prima il contatto su Bortolussi dalla parte opposta del campo è l'unico contrasto non trasformato in fallo dalla signora Marotta, tuttavia la reazione scomposta nei suoi confronti da parte dei dirigenti pare sopra le righe: forse sarebbe meglio pensare a riprendere la briglia del gioco, sfruttare il centrocampo più tecnico degli ultimi anni per supportare un reparto avanzato che sembra avere qualcosa da dire, proteggere la difesa facendosi propositivi come nelle prime giornate.

Facciamo a intendersi: la coloritura del calcio come sport popolare si arricchisce proprio della possibilità di generare queste chiacchiere e disamine senza alcuna pretesa, noi sappiamo bene che gente di campo come Favarin e Obbedio sa quello che fa molto meglio di noi e che lo fa per valide ragioni, ma siccome siamo idealisti e tifosi, sogniamo di andare arditamente allo sbaraglio contro il nemico così, se proprio non si deve vincere, almeno ci si diverte.



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