Rubriche : romanzo rossonero

Bella, a tratti bellissima

lunedì, 29 ottobre 2018, 19:14

di emanuela lo guzzo

È la nona giornata del campionato più balordo della storia della Serie C dal 1935, anno della sua nascita, a oggi e al Porta Elisa, tra l’allerta meteo e qualche goccia d’acqua, scende in campo il tornado Lucchese per la migliore prestazione dell’anno. Concentrati, spavaldi e irriverenti i ragazzi di mister Favarin interpretano con grande dinamismo e intelligenza tattica quel 4-3-3 tanto caro al tecnico mandando in confusione gli avversari e soffiando via ogni loro velleità. Ritmi alti, velocità, imprevedibilità, spunti pregevoli e buone intese, azioni corali e squisite verticalizzazioni caratterizzano la giornata della Pantera. Rossoneri irriverenti dicevamo. Sì perché gli avversari, quei giovanotti in completino grigio spento - che se non fosse per il marchio Adidas e l’altisonante sponsor Jeep sul petto sembrerebbe un pigiamino sbiadito da ricovero per anziani – sono la formazione Under 23 della pluridecorata Juventus di CR7 e Dybala. Quella degli Agnelli e della serie tv dedicata su Netflix, altro che DìTv con l’audio ballerino. Una squadra B che, non ce ne vogliano gli incolpevoli tesserati, è la rappresentazione in movimento dell’anticalcio. Senza stadio, senza tifo, senza un passato proprio. Non staremo qui a dilungarci sulla scelta fortemente opinabile di aprire alle seconde squadre le porte del campionato di terza serie, ma ci preme sottolineare come tale decisione sia stata anacronistica e fallimentare così come la gestione commisariale della Figc. Dopo la mancata qualificazione al mondiale della scorsa estate, i vertici federali, evidentemente lontanissimi dalle dinamiche e dalle problematiche del campionato professionistico minore, hanno individuato come soluzione per la valorizzazione dei giovani, come simbolo del rinnovamento e panacea di tutti i mali del calcio nostrano, l’inserimento delle seconde squadre dei club di serie A in cambio di una tassa di iscrizione che in tanti casi supera da sola i costi di gestione di una compagine di seconda fascia. Come servire ostriche a una mensa dove di norma si litiga per le patate e il pane che non sono mai abbastanza per sfamare tutti. Ammissione non conquistata sul campo, senza meriti, con possibilità di promozione ma senza praticamente lo spettro della retrocessione. Un insulto alla visione del calcio come mistero agonistico della fede popolare e la sua affermazione come industria riservata all’avanzata dei potenti e dei loro spregiudicati interessi finanziari.

La licenza di accantonamento di sentimenti campanilistici per far posto alle logiche degli orticelli privati.

Nello specifico della giornata odierna si affrontano i figli minori di un club tra i più potenti al mondo che ragiona da multinazionale e una società che si vanta di avere, oltre ai tesserati, un solo dipendente.

La Curva Ovest esprime il proprio dissenso facendo il suo ingresso sui gradoni al quarto d’ora e esponendo lo striscione di protesta “No alle squadre B in serie C”. L’urlo sacrosanto e comprensibile dei tifosi contro una norma che tuttavia anche il club rossonero, come la maggior parte delle altre società a eccezione di Feralpi Salò e Sudtirol, ha passivamente accettato con rassegnazione.  

Contro la Juventus Under 23 la Lucchese ha il grande merito di giocare il match con l’obiettivo dei tre punti indipendentemente dall’avversaria, dal suo blasone riflesso e dalla sua tradizione ereditata.

Gianmarco De Feo, fame e talento, scatena l’inferno. In occasione della prima rete, astutamente lanciato da Lombardo sotto gli occhi fieri di papà Attilio, in corsa e solo davanti al portiere infila con freddezza l’angolino basso quando invece la minima indecisione avrebbe potuto costare l’obiettivo al fotografo a fondo campo. Stessa lucidità sul secondo gol dove, sempre con il mancino, sceglie invece l’angolino alto. Bortolussi onora la fascia di capitano e le sue conclusioni meriterebbero maggior fortuna. A lottare ci sono anche tutti gli altri: Lombardo, Gabbia, Mauri, Martinelli, Provenzano, Sorrentino, Greselin, operai instancabili al lavoro per la costruzione del risultato. I bianconeri, squadra tecnica e dalle individualità importanti, accorciano le distanze ma vengono nuovamente ricacciati indietro dalla terza rete dei padroni di casa. In avvio di ripresa infatti Favale si procura il rigore e Sorrentino, dopo aver strappato di prepotenza la sfera dalle mani di De Feo a caccia della tripletta personale, dal dischetto realizza con precisione scatenando il tripudio della gente e dei compagni. L’ignoranza che ci piace.

Dopo pochi minuti la Lucchese realizza anche il poker ma se lo vede negare dall’eccesso di zelo del guardalinee che agita con foga la bandierina come se fosse in curva est. Settore ospiti per intendersi. In questa occasione l’arbitro è Vigile di nome ma non di fatto.

Mister Favarin, forse anche in vista dell’impegno di mercoledì in coppa contro l’Imolese, effettua quattro sostituzioni in pochi minuti e l’equilibrio della squadra, come accaduto già in altre gare, ne risente immancabilmente. Arriva il secondo gol della Juventus e con lui il timore di vedersi sfuggire una vittoria meritata. La Curva Ovest spinge con il cuore e con la voce, le trenta anime della gradinata si accodano con slancio e persino la tribuna incita con calore la squadra. Tutto lo stadio, così come chiedono gli ultras, tutti uniti per la Lucchese. Un miracolo anche per i profani. Un cenno di risveglio, sia pur flebile e magari dettato dalla circostanza, di un settore solitamente abulico e imbronciato. E poi ancora i rossoneri, con Falcone decisivo in un paio di interventi, che con personalità e senza irrimediabili sbavature finali, blindano i tre punti e fanno lo sgambetto alla Vecchia Signora.

Al triplice fischio il capitano bianconero Del Prete raggiunge di corsa l’arbitro per farsi mostrare l’orologio. Non è un Rolex, non è tempo di regali, o almeno non oggi e non qui. La Lucchese raggiunge quota 13 punti e sale al quinto posto in classifica. E sarà stata pure una semplice vittoria fondamentale in una partita come tutte le altre, ma come ha detto un papà al figlio uscendo dal Porta Elisa: “s’è vinto contro la Juve, so' soddisfazioni”.

Del resto, come sostiene Eduardo Galeano nel suo “Splendori e miserie del gioco del calcio”: “Per quanto i tecnocrati lo programmino perfino nei minimi dettagli, per quanto i potenti lo manipolino, il calcio continua a voler essere l'arte dell'imprevisto. Dove meno te l'aspetti salta fuori l'impossibile, il nano impartisce una lezione al gigante".



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