Rubriche : romanzo rossonero

L’Araba Pantera

sabato, 20 ottobre 2018, 18:18

di simone pellico

Ci sono stazioni non segnate sulla rotta, sul percorso delle previsioni e delle speranze. In quelle stazioni il treno della vita si ferma a sorpresa e ti chiede di scendere, senza aspettare la risposta. Mentre il treno scivola via sullo sfondo dei binari, davanti a te c’è solo buio. Non è notte, non ci sono stelle. Non è vita, non è morte. Solo buio. Provi a camminare, a ogni passo sprofondi. Ogni passo un ricordo, un rimorso, un incubo. Provi a sorridere, ma ti sei spezzato i denti masticando i ricordi. Provi a urlare, ma sei solo una maschera muta. Un teschio su una montagna di teschi. Provi a vedere con gli occhi di spillo, le lacrime come lenti di ingrandimento. Solo buio. La vita ti porta per mano nello scantinato dell’esistenza per tirarti via come spazzatura. Come Virgilio ti porta a spasso per l’inferno e come una pallina nella roulette ti chiedi: su quale casella mi fermerò? Ogni numero è perdente, il banco vincerà. Mano a mano che cammini perdi un pezzo, perdi il senso, ti sgretoli. E capisci che nessuno verrà a salvarti. Che sei solo e morirai pazzo. E speri di diventarlo il prima possibile, per non sentire più abbaiare i cani che scannano la tua anima. Il tuo glorioso passato ora è solo un fardello in più, una foto che ti guarda ghignante. I buoni propositi, le pacche sulle spalle, le promesse sono righe che scivolano via dalla pagina nera. Tutto il meglio sembra ormai alle spalle. Tutti torneremo cenere, ma c’è modo e modo. Te sei cenere di una fosse comune. 

Possibile che quella cenere possa diventare polline? Che una folata di vento la possa portare via dalla fossa per trovare un fiore, seppure un crisantemo? Possibile rispondere all’ultima chiamata per risorgere? Possibile essere una fenice? Post fata resurgo. Contro l’Arzachena la Pantera si mette le piume di fuoco. Accende la notte, infiamma i tifosi, i reduci sopravvissuti alla guerra delle delusioni. Stasera non contano i fallimenti, le false partenze e i falsi arrivi, le promesse mancate e i tradimenti. I tanti errori, tutti pagati. Stasera si vince quattro a zero. Si fa pure bella figura in tivù. Stasera Bortolussi marca il suo terzo gol e si scambia assist con De Feo, che saetta cross e segna. Stasera esordisce Santovito e la sua primavera di bellezza. Stasera Mauri vince il premio Oscar per la regia e Falcone disinnesca bombe in bello stile. Stasera Provenzano porta il 10 sulle spalle non a caso e Lombardo si conferma il boss dei rigori. Pure l’arbitro fa dimenticare le sirene e conduce in porto una partita maschia e corretta. 

E poi ci sono loro, sugli spalti. I figli del disperato amore per la Lucchese. Cantano la propria serenata per tutta la partita, come sempre. Poi intonano per trenta minuti una lunga canzone d’amore. Creano un vortice che a fine gara attirerà i giocatori in uno scatto intimo. In bocca il sapore antico della vittoria. Ad maiora.



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