Rubriche : romanzo rossonero

La palma del migliore? Alla Curva Ovest

venerdì, 28 settembre 2018, 20:15

di emanuela lo guzzo

A Lucca, nella notturna infrasettimanale, arriva la corazzata Carrarese apparentemente a caccia di punti facili. Ma siccome l’apparenza spesso inganna, l’epilogo sarà diverso così come il bottino.

Prepartita teso a giudicare dalle strade di Lucca presidiate da uno spiegamento di forze dell’ordine in assetto antisommossa manco stesse per andare in scena il derby di Belgrado tra Partizan e Stella Rossa. L’impressione è quella che qualcuno abbia sentito la necessità di mettere una pezza tardiva alla distrazione di dieci giorni fa, come se le misure di sicurezza potessero avere valore retroattivo. E così, mentre nella zona del Porta Elisa fila tutto liscio ma si inaspriscono controlli e divieti, in centro storico un malvivente in preda a un raptus di violenta follia semina il panico tra i passanti aggredendoli e minacciandoli prima di essere bloccato dagli uomini in divisa. In fatto di sicurezza non ci si indovina mai e poi magari si etichetta come armato chi ha in mano il bastone del selfie.  

Intanto allo stadio una delle due biglietterie - quella lato curva e gradinata - rimane senza energia elettrica e, nonostante i tentativi di ripristinare il servizio, la coda ai botteghini sembra quella che precede un match da tutto esaurito e più di qualcuno riuscirà a fare il suo ingresso solo quasi alla mezz’ora del primo tempo. Stavolta però proprio non ce la sentiamo di attribuire tutta la colpa alla società che ormai, si sa, è quella che è. Al netto dell’inconveniente elettrico di ieri sera infatti, dopo cinque anni di biglietti nominativi e di lamentele reiterate, il popolo rossonero dovrebbe aver imparato che il tagliando last minute al Porta Elisa è un mal di pancia che si può tranquillamente evitare acquistando il tagliando negli altri punti vendita dove, anche a ridosso della gara, è possibile farlo in pochi minuti e senza guastarsi il fegato. 

I tifosi carrarini fanno il loro ingresso nel settore ospiti in circa duecento ma tra loro non ci sono gli ultras della curva nord Lauro Perini assenti per fedeltà alla propria posizione contro la tessera del tifoso. Scelta rispettabile benché a nostro avviso frutto dell’ostinazione di un sofisma intriso di miope ipocrisia dal momento che oggi anche il singolo biglietto costituisce di per sé una schedatura. 

Il match che sulla carta vede opposte la cenerentola Lucchese e la Carrarese dalle rinnovate ambizioni, in campo è la sfida tra due squadre che se la giocano a viso aperto senza risparmiarsi nemmeno sul piano agonistico. Gli ospiti, scesi in campo senza i cecchini di lusso Maccarone e Tavano nell’undici iniziale, subiscono il pressing alto dei rossoneri, interpreti fedeli e diligenti del copione scritto da un abile Favarin. Nel primo tempo il giovane Gabbia, calatosi perfettamente nel clima militaresco dell’evento, mette le manette a Coralli, Mauri detta ordine e geometrie, Sorrentino si sacrifica, Provenzano è un mix di corsa e qualità e De Feo tiene in allerta la retrovia avversaria mentre Falcone chiude la porta in faccia a Biasci. Il risultato lo sblocca proprio Gabbia a inizio ripresa, bravo nell’inserimento vincente su una punizione di Provenzano. Esultanza sotto la ovest e vantaggio che dura soli tre minuti quando Biasci, un altro ex insieme a Borra e Coralli - approfitta delle incertezze di una difesa ancora in via di registrazione. Tommaso Biasci da Pisa, alla terza giornata di questo campionato, segna in quella stessa porta dove alla terza giornata del campionato 2014-2015, con la maglia della Lucchese targata Pagliuca e appena tornata tra i professionisti, firmò al 92’ la rete del definitivo 2-2 contro il Savona tra le cui fila giocava Gianmarco De Feo. Corsi e ricorsi pallonari di recente storia rossonera.

Punteggio sull’1-1 quindi, ma che dura appena cinque minuti, fino al rigore concesso dall’arbitro per l’atterramento di Bortolussi da parte di Borra. Se fossimo obiettivi o se ci imponessimo di esserlo parleremmo forse di penalty generoso, ma siccome siamo figli convinti della saggezza di Boskov per il quale “rigore è quando arbitro fischia”, andiamo direttamente oltre, al gol di Lombardo e alla nuova esultanza sotto la ovest in festa. Peccato per la conclusione di De Feo al termine di una pregevolissima azione costruita in collaborazione con Sorrentino e Provenzano che avrebbe meritato miglior fortuna mettendo probabilmente il sigillo alla gara. La legge non scritta che recita “gol mancato gol subito” si abbatte invece sui rossoneri che, colpevoli di due ingenuità in un solo colpo, nel finale favoriscono il pareggio dei gialloblù firmato Piscopo. Un solo punto conquistato quindi dai rossoneri che, al di là del risultato e di un pizzico di rammarico, hanno comunque dato un’ottima impressione con la loro prova di carattere lasciando ben sperare per il prosieguo della scalata verso la salvezza. 

Tutti a casa contenti e palma del migliore in campo alla Curva Ovest. Sì, proprio a quel covo di scalmanati dove a inizio ripresa è stato esposto lo striscione “Bentornato Daniele” per lo più ignorato da chi la storia della Ovest non la conosce e non la vive pur magari giudicandola a ogni occasione. Qualcuno non se ne sarà accorto, qualcun altro invece avrà preferito non dare risalto a un messaggio potenzialmente dedicato al rientro di uno dei tanti diffidati rossoneri, come se il riscatto non sia cosa degna dei tifosi. Ma questa è un’altra storia di cui avremo modo e tempo di parlare ampiamente in seguito.

Ieri invece la Curva, così come si fa nelle famiglie vere, ha festeggiato il ritorno di un piccolo guerriero rossonero, un soldatino coraggioso arruolato suo malgrado in una guerra che nessun bambino dovrebbe mai trovarsi a combattere. Il derby ieri lo ha vinto Daniele insieme a tutti i curvaioli lucchesi che da mesi fanno un tifo sfegatato per lui e la sua famiglia e che gli hanno regalato l’emozione di un lungo applauso unito a quello di uno spazio sulla sacra ringhiera. Mentalità incompresa, religione in pasto agli atei.  

Continuino pure i benpensanti a vederlo solo come un gioco, ma noi romantici del pallone, tra i pochissimi non a libro paga del padrone di turno e lontani da paraculate varie ed eventuali, ci ritroviamo ancora e nonostante tutto nel pensiero di Pier Paolo Pasolini: “Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci”.



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