Rubriche : racconto rossonero

#lucchesicidio

lunedì, 12 marzo 2018, 15:38

di alessandro lazzarini

Ci vuole buona memoria per ricordarsi una partita al 'Porta Elisa' senza pioggia, per farsi venire in mente una vittoria, qualche goal. Ci sono uomini che hanno il talento naturale di distruggere e siamo in un paese dove a questi uomini spesso concediamo il potere, perché quando si presentano ci abbagliano come speranze. E' andata così per la Libertas, quel giocattolo che Lopez avevo messo mirabilmente insieme pur con due zoccoli e una ciabatta, quel meccanismo d'ingegno che riusciva a tener testa a draghi di imparagonabile potenza economica e tecnica è stato in qualche modo disintegrato e non sembra la pista giusta svolgere le indagini per la ricerca del colpevole cercando gli indizi solo sul campo.

Il gioco del pallone lucchese d'altra parte è avvolto nella nube della burocrazia, dei dissidi interni, delle trattative sottobanco per trovare un padrone che sappia dare un futuro dignitoso a queste pantere spuntate, ma soprattutto che possa ripianare i prestiti col quale il nostro uomo ha tenuto a galla il sogno infranto dei cosiddetti 'soci lucchesi', cioè quello di gestire la squadra amata senza averne le risorse finanziarie.

Sono parabole ordinarie, che nascono con le migliori intenzioni e grande passione e sfociano nel melodramma. Si verificano nel calcio perché il calcio è anche una metafora della vita, quindi della società e di conseguenza della politica: è regolato dagli stessi meccanismi in cui la passione dionisiaca deve convivere con la razionalità apollinea fino all'epilogo tragico, ma a differenza di quanto accadeva di fronte al coro greco l'eroe non si redime liberandosi dalla schiavitù del proprio volere, ma facendo terra bruciata intorno a sé.

A prescindere dalle opinioni e i gusti di ognuno, settant'anni fa sulle macerie della guerra l'Italia si rialzava e c'era un movimento politico e di pensiero che, giusto e sbagliato poco importa, rappresentava per molte persone della classi più basse la speranza in un mondo migliore. Questo fronte politico nel tempo è cambiato, ha contraddetto i suoi dettami, ha commesso errori, poi a un certo punto è diventato un polo di governo e, pochi anni or sono, è stato preso in mano da un uomo che si è presentato al popolo con smisurata passione e sogni che andassero a rimpiazzare le rovine di una politica che non era più capace di offrire niente ai cittadini. L'abbaglio è durato pochi mesi e questo stesso uomo, pochi giorni fa, ha coronato la sua parabola portando ai minimi storici il partito che decenni fa era un sogno di rinascita, ma prima lo ha violentemente privato di ogni sua idealistica prospettiva di giustizia sociale per svenderlo alla logica del liberismo selvaggio dove il più ricco ha sempre ragione, poi, quando si è accorto che stava perdendo tutte le partite, ha perseguito con lucida malvagità la sua vendetta verso il popolo che (secondo lui) non lo capiva e ha fatto in modo che nessun altro, dato che non poteva toccare a lui, potesse governare questo paese disgraziato. Come alcuni uomini che non sopportano di essere abbandonati da una donna compiono quello che si vuol chiamare 'femminicidio', Renzi ha compiuto il 'sinistricidio' e, con tutte queste similitudini, comincia a venirci il dubbio che sia in corso un perverso 'lucchesicidio'.

Maledizione, siamo di nuovo usciti dal seminato, questo romanzo del campionato rischia di diventare pulp, ma perbacco, le analogie sono troppe: si comincia coi dissidi interni e non si parla più di programmi, progetti, e la narrazione viene ammorbata dalle linee di pensiero, le correnti, le divergenze, proprio come è successo ai 'soci lucchesi' e al Pd, poi le alternative diventano impresentabili 'solo noi abbiamo la caratura morale di poter governare' ci dicono questi distruttori e intanto devastano, dopodiché quando arriva la resa dei conti se ne sentono di tutte: barbari in giacca e cravatta che fanno il sermone a quelli che avrebbero vinto perché non riescono a governare quando era stato tutto pianificato affinché nessuno potesse governare se non la coppia contro natura partorita al Nazareno, tromboni col megafono impegnati da anni a diffamare a reti unificate fare a gara per saltare sul carro del vincitore, eserciti cammellati che per 25 anni hanno sbraitato per denunciare il pericolo per la democrazia rappresentato da un capo partito padrone di tre televisioni godere e prendere per il culo chi viene umiliato in tv perché lamenta di non avere spazi, e così via finché si va allo stadio a dimenticarsi di tutto. E allo stadio che succede? Piove, come al solito, e nessuno parla della partita, anche perché la partita è onestamente inguardabile e non ce ne vogliano i protagonisti di entrambe le squadre, ma lo spettacolo offerto, come spesso accade in terza serie, non è all'altezza di una roba che dura un'ora e mezza e per cui nei settori dove si vede qualcosa ci vogliono una ventina d'euro. Un capolavoro che fa la storia del cinema dura di più e costa le metà, come può con questi presupposti la serie C professionistica proporre alcunché di vendibile da cui investitori seri possano sperare non diciamo di trarre un guadagno, ma perlomeno di evitare una rimessa allucinante? Il calcio professionistico va riformato e ridotto a due categorie, altro che fregnacce quali le squadre B spazzatura dei club ricchi a infestare i sogni di chi cerca di scalare le montagne. 

Si, voi siete entrati qua dentro per leggere di Lucchese-Gavorrano e noi non abbiamo scritto nulla, ma perché farlo? Tanto ormai siete sicuramente giù usciti dall'articolo probabilmente imprecando contro l'autore e chi lo pubblica, ma dobbiamo comunque un qualche rispetto agli stoici idealisti che ci hanno seguito fin qua e allora diciamo che la partita di cui sopra è di fatto una sola bella azione rossonera che libera il 10 Fanucchi davanti alla porta sguarnita, ma il suo calcio da un metro finisce alto. Può capitare, la palla rotonda è sadica, ma ha il pregio di offrirti sempre una seconda possibilità. Cioè, quasi sempre, perché per sfruttare questa seconda occasione teorica devi essere equipaggiato con un qualche gioco d'attacco degno di questo nome, ovvero di punte avvezze al gol, o perlomeno di una organizzazione che offra sbocchi offensivi degni di tal nome, caratteristiche di cui né Lucchese né Gavorrano erano dotate sabato pomeriggio, così l'unico fatto calcistico degno di nota rimane l'infortunio del guardalinee e gli ultimi 10 minuti giocati con due dirigenti a segnalare le rimesse laterali, proprio come sui campi dilettantistici, il che francamente rendeva più coerente lo spettacolo messo in scena. Siamo duri, ma sappiamo che Lopez e i suoi ragazzi hanno le risorse per tirarci fuori da questa tristezza calcistica, a patto che i distruttori glielo lascino fare.

 

 



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