Rubriche : romanzo rossonero

Lucca, che spocchia! Pisa: non tutto è perduto, il sogno ora si chiama Pisorno

lunedì, 26 febbraio 2018, 13:10

di alessandro lazzarini

Proprio quando i media locali hanno estirpato il calcio come fenomeno di aggregazione e partecipazione dal tessuto sociale lucchese sostituendolo con una specie di rubrica 'Portobello' in cui si raccontano le peripezie del finanziatore divenuto proprietario nel suo tentativo di vendere la squadra, capita l'unica fetta di calcio giocato che avrebbe potuto distrarre dal mercanteggiamento in corso: la disfida con i pisani, favoriti e lanciatissimi alla rincorsa verso il primo posto.

Inutile dunque sottolineare che per l'ennesima volta il preambolo che conduce allo scontro è l'apice dell'entusiasmo nerazzurro, la squadra è reduce da una epica vittoria per 4-3 in terra di Sardegna, e la più disperata sconsolatezza rossonera: la squadra, che non vince da tre mesi e non si sa nemmeno se avrà un futuro, è sprofondata in zona retrocessione, il calcio giocato è divenuto accidentale contingenza quasi priva di significato fra una ipotesi e l'altra, con sullo sfondo la grottesca trattativa gestita dall'amministrazione comunale senza che si si sappiano i nomi e le intenzioni reali degli imprenditori lucchesi coinvolti.

La spoporzione fra le ambizioni delle due compagini ridimensiona quindi il fascino di una disfida che andrebbe oltre il gioco del pallone, il che si somma poi al fatto che i pisani per esternare in qualche modo la loro consapevolezza di superiorità hanno ormai da decenni preferito eleggere al vertice delle loro rivalità quella con i livornesi, più degni numericamente e di solito per caratura di squadra all'altezza della situazione. Certo, si tratta di una scelta antistorica, ma non ci si può far niente se da quelle parti preferiscono crogiolarsi nella guerra fra le due periferie marittime di Firenze piuttosto che rivolgere il loro sguardo a una contrapposizione vera, certificata da secoli di storia e da due caratteri davvero contrapposti nell'essenza, piuttosto che dal segno dell'accento sul lemma dè, dé, deh.

Sono davvero pochi i chilometri che dividono questi due popoli in antitesi, così pochi che sembra impossibile che l'abisso che divide le due realtà sia così netto e definito. Eppure nello spazio di un quarto d'ora cambia tutto, dal modo di parlare a quello di vivere, ad esempio di vivere il calcio, che come abbiamo ripetuto fino a sfinirci può piacere o meno ma rimane una della manifestazioni popolari e tradizionali più significative del nostro tempo, come Sanremo e le antiche sagre rionali, e niente ce lo conferma meglio che quanto accade all'ombra della Torre Pendente, dove ritrovarsi allo stadio, riversare l'orgoglio 'nazionale' nei colori della squadra e costruirci sogni attorno è pratica quotidiana, accettata e bene accolta da tutti, normalità che si fa costume. Ben diverso ciò che accade dentro e attorno alle imponenti Mura lucchesi, dove la spocchia locale si erge a protagonista e il pensiero elitario diventa il più pidocchioso possibile: allo stadio ci va la feccia, il calcio è divertissiment per sfigati che oltretutto sono anche emarginati fascistoidi, il vero lucchese ha di meglio da fare ed a cui pensare.

Sembrano dettagli, ma non lo sono, e lo si vede quando la gelida aria che accoglie le squadre viene riscaldata dal rosso smargiasso della bandiere cui cui i pisani sono soliti rammentare l'apice della loro storia, che subito si volge in un più cupo nerazzurro e diventa una rivendicazione: vogliono un nuovo stadio e chiedono ai politici di dare delle risposte decenti, invece di cincischiare e rimandare col fine di non fare un bel nulla, come è abitudine odierna.

Sembra fantascienza: questa gente in 6 o 7mila chiede una infrastruttura come lo stadio, la 'spocchia' lo giudicherebbe futile, come se non fosse importante offrire ai cittadini dei teatri adeguati dove riunirsi fianco a fianco, conoscersi e trovare qualcosa in comune da fare. Eh bèh, non ci si fa cultura in questi posti però, non si può compare un abbonamento per andar a far sfoggio del vestito nuovo e sentirsi superiori a chi non capisce l'operetta, è proprio di cattivo gusto che esistano gli stadi. Sembra incredibile si diceva, d'altra parte qua hanno tutto, strade, tangenziali, aeroporto, servizi, sedi istituzionali e con queste anche un po' di quel sano caos che è vita. Di qua dal foro invece la spocchia elitaria di chi guarda il mondo dall'alto spedisce la Camera di Commercio e il 118 a Viareggio, svuota i palazzi e, sprezzante di una realtà territoriale che ci vede costretti a spostamenti medi di una quindicina di chilometri con 200 giorni di pioggia l'anno, ci prende per il culo parlando di 'bicipolitana' mentre le strade sono un delirio etiope di buche e dossi artificiali e la tangenziale che sposterebbe il traffico ai margini dei centri, questa si che darebbe sicurezza a chi sceglie la bici, si rimanda di anno in anno, dopo che era stata pseudopianificata in coda a una discussione in cui il bene e lo sviluppo del territorio erano sempre stati messi in secondo piano rispetto alla vanità individuale dei politicanti in gioco. Questa è gente che andrebbe in Biafra a far lezioni sull'importanza della dieta vegana.

In questa città, a Lucca, c'è bisogno di un po' di 'grandeur' pisana. Ebbene si, diciamolo, è degna di essere presa per il culo, ma soprattutto di essere ammirata, perché chi pensa in piccolo nel mondo non è mai servito a nulla. Dobbiamo studiarli e per certi versi imitarli, opponendoci al fatalismo con cui lo snobismo della cosiddetta intellighenzia locale sta trascinando la città all'insignificanza più totale. Non ci si faccia ingannare da chi vorrebbe nascondere questo precipizio dietro ai travestimenti occasionali con cui l'opinione pubblica osanna l'attuale: non è riducendosi a circo di eventi che si costruisce e rafforza un tessuto sociale che esalti la quotidianità. Le manifestazioni che si succedono di stagione in stagione servono a far parlare da fuori, ma non incidono dentro, sono parvenza e non sostanza, specie se sono sempre e solo incastonate nella benevolenza con cui la straripante Fondazione gestisce miliardi di risparmi dei lucchesi per mettere in piedi iniziative sulla base dei vezzi individuali di chi la presiede, in attesa di un appassionato di ciclismo che ci inventi la coppa Cobram sulle Mura con la cittadinanza obbligata a partecipare. Perché il calcio, lo sport in generale, non dimentichiamo che abbiamo anche una squadra di basket femminile campione d'Italia e abbandonata a se stessa, non sono considerati socialmente utili come altre manifestazioni, bellissime ma certamente molto più elitarie e meno partecipate? Ce lo dicano, i depositari della 'spocchia'.

Oddio, si è divagato un po' troppo, chiediamo scusa, ma della partita in fondo cosa c'è da dire? E' solo una formalità, un altro tassello della inarrestabile marcia nerazzurra verso il primo posto occupato dagli odiati cugini amaranto. Però se il calcio fosse così prevedibile e sempre conforme alla sua parvenza di oggettività, non sarebbe mai diventato quella 'tragedia' moderna dove gli eventi spesso sopraffanno l'eroe redimendolo di fronte al coro, e così mentre la tecnica dei pisani si esibisce in peripezie che risulteranno per 95 minuti inconcludenti, in mezzo al campo il lucchese di Lucca col numero 10 si trasforma in Dio delfico e abbaglia i suoi compagni con il suo sapere, che in questo caso non sono giocate risolutrici ma carattere a abnegazione, il messaggio è il famoso 'conosci te stesso'. Egli dice "siamo inferiori, ammettiamolo, l'unico modo per non perdere è lottare, sgomitare, giocare sporco, difenderci e sperare anche in un po' fortuna", gli altri capiscono e si adeguano, trovano dentro se stessi l'orgoglio, il Pisa è neutralizzato e la fortuna aiuta gli audaci quando Bortolussi spizza di testa un pallone che rimbalza preciso dove Cecchini, finalmente presente a se stesso come l'anno passato, si coordina come per le figurine e aggiunge altro gelo all'umore dell'Arena Garibaldi. Pronostico sovvertito, vittoria che irradia di luce la caverna in cui è precipitato il calcio lucchese, facendo anche sperare in un nuovo inizio, almeno fino alla prossima paginata di 'Portobello'. 

Sconsolati i pisani si avviano verso casa, consci che qua probabilmente si infrangono le residue possibilità di promozione in serie B senza passare per gli spareggi. A proposito, è stato abbagliante leggere le loro reazioni 'composte' ed 'educate' al capitolo satirico che li riguardava scritto alla partita del girone d'andata, ci hanno fatto ancor più simpatia, così per l'occasione li raccomandiamo di non arrendersi, perché per agganciare il primo posto non tutto è perduto, anzi, possono rispolverare un vecchio sogno: la creazione del Pisorno.



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