Rubriche : romanzo rossonero

Il tempo è scaduto

lunedì, 19 febbraio 2018, 18:12

di simone pellico

Il tempo è scaduto, la pazienza finita. Anche per i miracoli c’è una scadenza da rispettare, Lazzaro non poteva alzarsi e camminare mesi dopo. La Pantera ha la febbre, febbre alta. E’ un paziente che non risponde al medico, all’allenatore, che reagisce e si ribella alla società, al virus che l’ha infettato. Perché gli ingredienti per non andare a picco ci sarebbero ancora: c’è ancora una città, ancora un allenatore, un dirigente sportivo, uno staff, una tifoseria. Una tifoseria costretta a contestare la squadra, e questa sì è la novità. Con il sole o con la pioggia, nella buona come nella cattiva sorte, la curva Ovest è stata sempre accanto ai giocatori anche quest’anno. Si è fatta conoscere per un incitamento costante, ben oltre il novantesimo, non rinunciando ad applaudire i rossoneri anche in caso di sconfitta, per rispetto alla maglia e alla città. Ma ora quella maglia e quella storia sono di nuovo in serio pericolo. La corazza rossonera, il vessillo sacro da onorare sempre e comunque, ora scolora e lascia vedere gli uomini che ci sono sotto. Giocatori che hanno tanti alibi per non rendere al meglio, ma che devono abbandonarli tutti e fare della Lucchese e della sua gente una causa dell’anima. 

Sappiamo che i giocatori ci stanno dicendo qualcosa, come la febbre denuncia la malattia. Sappiamo che la società non sta giocando pulito, che chi è uscito dalla porta si sta affacciando alla finestra, che al Porta Elisa sono tornate le ombre di ali, nere come quelle degli avvoltoi. Il momento è grave, la serie C è un campo minato di società pronte a saltare per aria. L’Arezzo, da poco venuta a Lucca, è l’ultima squadra caduta in ginocchio. Ma almeno gli aretini conoscono il loro destino, il Caronte che li traghetta verso un inferno che purtroppo tocca a tanti. Ma in fondo forse potranno sperare in un purgatorio, in un mezzo paradiso. La Lucchese invece va a fari spenti, la testa incappucciata da parte di chi non chiarisce, non può chiarire il proprio gioco. I tifosi possono sono restare alla balaustra a sperare che il prossimo cadavere a passare non sia quello della Pantera. I tifosi non possono che chiedere il massimo impegno, comunque sia e comunque vada. 

Contro il Cuneo l’occasione era ghiotta per intascare una vittoria, perché sono rimaste poche le squadre con meno punti della Lucchese. Il primo tempo sembrerebbe concedere speranze, i padroni di casa non regalano spettacolo ma tengono comunque il pallino del gioco in mano. La traversa palleggia la palla buona per il gol e a fine primo tempo gli ospiti cercano di approfittare della sfortuna rossonera per piazzare il colpo, ma non va. Sul fischio di metà gara i lucchesi si guardano preoccupati, gli otto tifosi del Cuneo presenti sventolano il loro orgoglio.

Il secondo tempo va in scena una partita di terza categoria. Il Porta Elisa alza lo sguardo, non vede più il campo ma il cielo, pensa a Egiziano Maestrelli che se n’è andato. Pensa a quegli anni, a quella squadra, a quelle partite. La vecchia pantera che pensa ad anni di vigore, quando era predatrice e non preda. Quando riabbassa lo sguardo, la partita è finita nel nulla. Nello zero a zero della inutilità, della bruttezza, dell’insipienza.

I tifosi ulano il proprio dolore, mentre i signorotti del calcio hanno già il pallottoliere in mano e pesano il cuore della città come si fa in una macelleria. I tifosi chiedono alla pantera di trovare la forza. Perché domenica c’è il derby, a Pisa, dopo tanto tempo. La partita peggiore per rilanciare una stagione, la partita migliore per scrivere una pagina di storia del calcio. Anche se tutto dovesse crollare, il risultato a Pisa rimarrebbe come l’ultima colonna dopo il collasso di un tempio, di una civiltà. A ricordare dove appoggiava il passato, dove ripartire per il futuro.



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