Rubriche : romanzo rossonero

Forse i risultati non contano, ma la dignità sì

lunedì, 12 febbraio 2018, 16:18

di alessandro lazzarini

Come si aggiusta un giocattolo rotto? In altre epoche, quando tutto non era costruito per essere consumato e gettato nella spazzatura prima possibile col fine di ricomprarlo nuovo, si raccoglievano i cocci e si tentava di rimetterli insieme alla meglio, anche in ordine diverso dall'originale, di modo che potesse stare in piedi e svolgere di nuovo la sua funzione. E' quello che deve aver pensato Lopez per rimettere in pista la sua Pantera andata in cocci: non ci sono i soldi per comprarne una nuova, proviamo ad aggiustarla alla meglio per divertircisi ancora. Ecco così che la squadra rossonera incapace di raccogliere una vittoria da oltre due mesi si presenta a Piacenza rivoluzionata, abbandonando la sua difesa a tre glorificata da due laterali di spinta e proponendo il tipo di gioco più congeniale al suo allenatore, cioè la difesa con quattro calciatori in linea, ma per l'occasione con due stopper a fare i terzini. A centrocampo il tecnico romano si inventa poi un rombo con l'impalpabile prestito Damiani in mezzo e i corridori Nolè e Buratto ai lati, liberando così Arrigoni, l'unico lucchese con ancora un po' di verve addosso, ad agire vicino agli attaccanti, sperando così di raccordare la linea di mezzo con quella d'attacco nella speranza di produrre qualcosa.

Gli effetti in realtà per un certo periodo si vedono, perché la Libertas sembra più solida e meno incline a concedere facili occasioni agli avversari, che d'altra parte sono più forti e soprattutto mostrano fin da subito altro passo e grinta, ma nel complesso la squadra rimane sempre allo sbando, perché la difesa pur non correndo rischi rilevanti rimane costantemente sotto pressione dato che in avanti non viene tenuto un pallone, i contrattacchi della lucchese durano un niente e per quasi tutta la partita le danze le menano i padroni di casa che a metà del secondo tempo pescano due testate jolly in area: la prima di infrange sul braccio di Espeche e l'arbitro non concede un rigore grossolano, la seconda finisce nel sacco e sancisce l'ennesima sconfitta.

Bene, siamo al disastro. Abbiamo già raccontato come il tragicomico contegno dei soci proprietari e del loro burattinaio abbia di fatto frantumato il giocattolino, tuttavia questo adesso importa poco perché anche grazie alla complicità della stampa, sempre in prima fila quando c'è da glorificare a sproposito o da mettere sulla graticola per hobby, l'imputato diventa l'allenatore. Nella retorica del calcio proposta da questa gente, sia a livello locale che nazionale, ogni vittoria ha sempre qualche eroe de celebrare ed ogni sconfitta un colpevole, ma se i colpevoli sono troppi o non si possono imputare si ricorre al 'capro espiatorio', che di solito è l'allenatore. Mai come in questo casi il calcio ricalca la vita, dove la voglia di giustizia sommaria del popolino richiede sempre che il giudice tiri fuori dal cilindro qualcosa che con cui appagare la sete di vendetta della gente. Il giustizialismo è la virtù dei deboli.

Ecco dunque a noi però non sfugge che Lopez, il nostro allenatore, è colui che per una buona parte del campionato, quella coincisa con l'assenza di ridicoli teatrini inscenati dalla dirigenza, ha saputo tenere a galla una squadra completamente priva di potenziale offensivo, retta in avanti da un fantasista 37enne che proprio in quanto fantasista più che risolvere le situazioni da solo sarebbe propenso a offrire agli altri l'occasione per farlo. Appurata la buona volontà del giovane Bortolussi, è apparso ben presto chiaro che la scommessa Del Sante è gioco d'azzardo e che l'inconsistenza del ceduto De Vena non offriva alcun sostegno alla causa, così la società è corsa ai ripari ingaggiando Shekiladze, attaccante che in effetti sembrerebbe avere qualcosa di più da dare rispetto ai suoi dirimpettai. Si sono già letti annunci, proclami, interviste, ma quello che il campo ha finora raccontato è che il ragazzo non è in grado di offrire che una ventina di minuti di autonomia fisica. Cioè questi sono gli autentici misteri che andrebbero chiariti ai tifosi, perché è vero che a Spezia il georgiano non ha mai messo piede in campo, ma è anche vero che non faceva il barista ma il calciatore professionista, quindi preparazione e allenamenti per quanto ne sappiamo avrebbe dovuto sostenerli: come è possibile che sia fisicamente in grado di giocare lo stesso minutaggio di un dopolavorista con l'hobby del calcetto del giovedì?

In sostanza, sono venuti a galla i limiti tecnici oggettivi di una squadra che finché correva più degli avversari e aveva un orgoglio da esibire riusciva a stare al passo della categoria, ma ora che la condizione fisica si è normalizzata e Fanucchi è sottotono sembra non avere grandi risorse. Il tutto proprio quando la scomparsa del presidente Egiziano Maestrelli ha riportato alla memoria i fasti di una squadra spumeggiante e impareggiabile come fu quella di Orrico, che però oltre a un gioco all’avanguardia e finalizzato al dominio aveva anche interpreti di qualità che oggi per una serie di ragioni non possono esserci.

Insomma, proviamo a invertire la logica italiota del gioco del pallone: non vogliamo risultati per forza, non ci interessano, vogliamo dell'orgoglio però: se ce lo possono dare questi ragazzi bene, altrimenti peschiamolo nella berretti e se non c'è nemmeno lì negli juniores. Ci dovrà pur essere da qualche parte qualcuno che quando indossa la maglia rossonera si sente orgoglioso di farlo, oltre ai soliti senatori Nolè, Fanucchi, Mingazzini e Capuano e a Lopez, cui chiediamo solo di ridarci le ali, visto che senza di quelle nessuna Pantera ha mai saputo volare.      



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