Rubriche : romanzo rossonero

Vendesi antica società di calcio di nome Lucchese Libertas, anche perditempo ma fate in fretta

giovedì, 9 novembre 2017, 14:51

di alessandro lazzarini

Il piano ordito dai padroni del vapore per rendere impossibile alla gente appassionarsi al calcio delle serie inferiori passa anche per la frantumazione del tradizionale appuntamento domenicale allo stadio, distribuendo le partite in ogni giorno della settimana e ad orari ogni volta diversi. Il fine ovviamente è quello di arrivare a una serie C che non sia più una delle categorie di passaggio verso l'Olimpo, ma la palestra dove le società più ricche possano far allenare i propri ragazzi, le famose squadre di riserva, con la conseguenza di privare molte città di una maglia e di una rappresentanza. Ecco così che dopo l'appuntamento notturno di venerdì scorso a Viterbo, la Lucchese torna in campo di mercoledì sera per una sfida contro il Prato che certo non entusiasma già dalle premesse. Gli azzurri 'Lanieri' vengono da 6 sconfitte in 7 partite, sono considerati una delle squadre più scarse del campionato, imbottiti di giovani e senza alcuna ambizione sanno che dovranno sudarsi la salvezza. La Libertas ha potenzialità leggermente più promettenti, ma è squadra pigra che tende ad adattarsi all'avversario, è lo Zelig dal campionato: col Gavorrano diventa ultima in classifica, col Pisa e la Viterbese appare da vertice, in sostanza sembra che manchi di una personalità propria da mostrare agli avversari.

Dopo una bella giornata di sole, un'oretta prima della partita torna anche la pioggia ed è la stoccata finale sulle speranze di uno stadio guarnito con un pubblico decente, così al fischio d'inizio gli spalti sono desolanti, anche parecchi abbonati sono rimasti a casa, mentre da Prato sono arrivati 8 stoici tifosi controllati a vista da 7 inservienti in pettorina gialla e attesi con strade chiuse, cordoni di forze dell'ordine e quant'altro. Le prime battute non riscaldano l'ambiente, che a dire il vero si desta solo quando dalla curva rossonera si alza il coro "giornalista pezzo di merda", che peraltro pare trovare tutti d'accordo e viene intonato anche negli altri settori, poi dopo la generalizzazione (che nel caso specifico è ingenerosa solo verso una esigua minoranza di professionisti) arriva la puntualizzazione, cioè il coro dedicato a uno dei giornali locali; il riferimento è alle polemiche che hanno seguito la precedente partita casalinga e che abbiamo narrato nel relativo capitolo di questo racconto a puntate, polemiche che poi hanno portato alla iniziativa dell'amministrazione comunale lucchese di intitolare lo stadio ad Erno Egri Erbstein, il grande allenatore ebreo ungherese che negli anni '30 condusse la pantera in serie A, ma che fu costretto ad emigrare a Torino a causa delle leggi razziali fasciste, per poi essere deportato in un campo di lavoro nel 1944.

Sopravvissuto, divenne direttore tecnico del Grande Torino divenuto leggenda e perse la vita nella tragedia di Superga. Un personaggio che forse metterebbe tutti d'accordo se non fosse che il suo nome salta fuori non per omaggiare la sua figura, ma come iniziativa rieducativa nei confronti dei tifosi della lucchese. Insomma una strumentalizzazione politica che niente ha a che vedere col calcio e che ha già portato alla costituzione di un comitato dei contrari, così poi si dirà pure che i nazifascisti appassionati di Lucchese sono antisemiti che rigettano l'intitolazione dello stadio a un grande allenatore solo perché ebreo. Ecco dove portano le mistificazioni che costruiscono le realtà ad immagine e somiglianza di chi ha bisogno che il mondo si conformi alle sue paure per dare un senso ai propri pregiudizi.

Un secolo e mezzo fa un ometto coi baffi si alzò e cambiò la storia del pensiero e della civiltà raccontandoci che ogni sofferente cerca un colpevole per il proprio dolore e che dunque vi sono personaggi che indirizzano il risentimento verso obiettivi precostituiti dando sollievo alle masse. Definì questi personaggi 'preti ascetici' e si è appena visto come agiscono oggi.

Ovviamente vorremmo parlare anche della partita, ma raccontare quanto visto al Porta Elisa fra Libertas e Prato è una forma di sadica violenza verso i fortunati che si sono persi il mediocre spettacolo di elementari passaggi sbagliati, giocate sgangherate, dribbling nemmeno abbozzati e quasi totale assenza di occasioni da gol. A un certo punto qualcuno ipotizza che in campo siano scesi 11 ragazzi in 'cosplay' dei giocatori della lucchese. Da pochi giorni si è concluso quel tripudio di colori, gioia e spensierata follia che è il festival del fumetto, un evento che risucchia Lucca intera in un mondo magico in cui migliaia di persone possono smettere di interpretare il copione che si sono dovuti costruire nella realtà per essere finalmente se stessi indossando le vesti di un personaggio del mondo dei sogni. Magari Lucchese Prato ne fosse una coda che è parodia di una partita di pallone. Invece appena chiusi i battenti della fiera con quasi 250mila paganti e chissà quanti altri venuti a godersi l'atmosfera, la coda in realtà ce l'ha messa l'assessore al turismo e al marketing del Comune di Lucca ipotizzando in futuro di far pagare un biglietto per entrare in Centro durante i giorni del fumetto, dei giochi e del mondo dei sogni realizzato.

Chiaramente lesta è stata la reazione di opinione pubblica e politica, a favore e contro la proposta, ma con una dialettica che non è mai andata oltre gli interessi commerciali, la contabilità e l'impatto dell'eventuale costo sulla manifestazione. Nessuno che abbia evitato questi inutili conti per appellarsi a un principio che dovrebbe essere sacro: non si può pagare per calpestare il mondo, è iniquo, inaccettabile. Addirittura l'assessore è arrivato a dire che la proposta avrebbe ragioni inerenti la sicurezza: già per farsi una passeggiata a casa propria durante la fiera c'è da entrare dentro le Mura facendosi perquisire, se ci sarà pure da pagare un biglietto saremo alla compiuta truffa ideologica del cosmopolitismo globalizzato.

Parliamoci chiaro, quando si parla di sicurezza ci si riferisce ai possibili attentati di matrice islamica, non a vaghi rischi che se ci fossero sarebbero pure evidenti visto che per giorni in città viaggiano cosplayer con spade lunghe due metri. Insomma, se il prezzo da pagare per incontrarsi nella società multiculturale sono perquisizioni e oboli per camminare in strada, allora non siamo più di fronte a una utopia idealista, ma a una distopia incapace di leggere la realtà. La verità però è molto meno strutturata ed è che gli amministratori al giorno d'oggi interrompono il culto dell'immobilismo solo per inventarsi gabelle. Fra l'altro diffidate sempre da chi giustifica qualsiasi cosa con la cosiddetta real-politik e con lo slogan 'oggigiorno funziona così': di solito è gente che ambisce solo a conformarsi all'esistente perché è incapace di immaginarsi un mondo migliore, ovviamente per celare questa verità si fa chiamare 'progressista'. 

Già, la partita, scusate. Durante la partita la Lucchese non combina quasi niente, Arrigoni e Fanucchi si accendono a sprazzi e le capacità offensive dei rossoneri sembrano gravare esclusivamente su di loro. Vanno meglio gli ospiti, con Ceccarelli e Piscitella che più volte mettono in difficoltà la retroguardia locale, costruendo diverse occasioni e cogliendo anche un palo nel primo tempo. La sfida però propone al pubblico desolato un mistero insondabile: perché per 90 minuti, con eccessi incredibili verso il finale, il Prato perde tempo? La sensazione infatti è quella che spingendo possa provare a vincere, invece l'ordine di scuderia deve essere di uscire con qualcosa in mano, cioè un pareggio, a tutti i costi.

Al fischio finale dell'arbitro stavolta il pubblico rossonero fischia un po', non succedeva da tempo e forse è ingeneroso verso il campionato complessivo della squadra, però in fondo si sta parlando di un gioco che è anche uno spettacolo e quando lo spettacolo è davvero modesto ci sta anche che qualcuno protesti, nessuno si offenda e pronti per affrontare i grigi dell'Alessandria.

Quando si spengono le luci dello stadio si accendono i microfoni e purtroppo dietro spesso ci finiscono i proprietari della Lucchese, gli stessi che qualche settimana addietro si sono offesi perché in televisione è stato mostrato un cartello 'vendesi' con il nome della Libertas e che per l'ennesima volta ci hanno ricordato che non ce la fanno più, che vogliono vendere e che forse finalmente ce l'hanno fatta. Staremo a vedere, il pubblico di Lucca a fallire e ripartire dai dilettanti ormai c'è abituato, a non avere sogni anche, a padroni speculatori senza nessun reale interesse nella squadra pure, speriamo almeno di andare incontro al destino senza doversi sorbire la 'piangina' quotidiana.

 

 

 



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