Mondo Pantera

Ventitrè punti guadagnati con le unghie e con i denti

martedì, 28 novembre 2017, 18:35

di emanuela lo guzzo

Tutti in piedi per la Lucchese. Il riassunto della sedicesima giornata del campionato della Pantera si racchiude nelle sei parole dello striscione apparso domenica in curva ovest poco dopo il raddoppio della Giana. Uno striscione esibito con fierezza nonostante lo svantaggio e nonostante la prestazione difettosa nell'approccio di una squadra ridotta all'osso dalle numerose e pesanti assenze. Così sul risultato di 0-2, mentre alcuni spettatori preferivano abbandonare i gradoni del Porta Elisa guadagnando l'uscita, il resto dello stadio, su esplicito invito dei ragazzi della curva, cantava la propria riconoscenza a un gruppo, a un tecnico e a uno staff che hanno dato l'ennesima dimostrazione di impegno e attaccamento alla maglia. Vista con gli occhiali della classifica, la Lucchese è sesta, ma i sostenitori rossoneri sanno bene quanta sofferenza ci sia dietro ogni singolo punto dei 23 messi in cantiere dagli uomini di Lopez, bravissimi a rimanere impermeabili alle vicende societarie che continuano a tenere banco e che finora non sembrano aver minimamente influenzato la serenità dello spogliatoio.

Gli stipendi dei calciatori, è vero, sono stati fin qui pagati, ma le difficoltà economiche del club restano comunque evidenti. Così come evidenti sono i limiti di una società che non perde occasione per manifestare la propria inadeguatezza. Un esempio? La foto e lo slogan usati lo scorso 25 novembre in occasione della giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Sui propri canali social la Lucchese ha pubblicato l'immagine di una rappresentanza di calciatori rossoneri insieme a un gruppo di bambine, tutti con il braccio teso e la mano aperta, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne. L'espressione di tutti i protagonisti, inspiegabilmente allegri e sorridenti, stride alquanto con il reale significato dell'iniziativa in cui peraltro c'è un uso strumentale e immotivato di minori. Perché coinvolgere bambine inconsapevoli? Come se non bastasse ecco l'incomprensibile slogan: "Ricorda... anche lei è figlia di un uomo". Ma che vuol dire? Che ogni uomo dovrebbe rispettare una donna per solidarietà di genere? O magari voleva essere un avvertimento? Forse che non bisogna usare violenza contro una donna per paura della reazione del padre? No, davvero, ma che significato ha? Si saranno confusi con il concetto che ogni uomo dovrebbe ricordare di essere figlio di una donna? 

Di sicuro c'è tutta la superficialità di un messaggio tirato al vento con sufficienza e leggerezza. Troppa per una società toccata e ferita nel profondo da un femminicidio e dalla quale, proprio per questo, ci si sarebbe aspettata maggiore attenzione e sensibilità. Le stesse che invece abbiamo riscontrato nella Libertas femminile, presente e partecipe con la capitana Elena Bruno e una rappresentanza di giovani calciatrici all'evento "Giù le mani", organizzato come momento di riflessione comune sul tema della violenza sulle donne e che ha visto coinvolte numerose società sportive. Ogni club, in particolare di calcio, al di là della retorica in cui rischia di scivolare ogni manifestazione del genere, ha il potere di veicolare con grande forza e meglio di altre realtà, contenuti importanti. Peccato che la Lucchese abbia sprecato ancora una volta la possibilità di dire e fare qualcosa di sensato. Meglio guardare avanti, pensare alla trasferta di Olbia e – viste le previsioni meteo - preoccuparsi dei rimedi contro il mal di mare. 


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