Detto tra noi

La pazienza è finita

sabato, 29 dicembre 2018, 11:39

di fabrizio vincenti

L'indecoroso spettacolo a cui i tifosi rossoneri, ancora una volta violentati nei sentimenti, si sono dovuti sorbire nella sala stampa del Porta Elisa è probabilmente il punto più basso che la società ha raggiunto negli ultimi decenni, forse nella sua storia. Un teatrino con tanto di burattini e burattinai che ha ribadito, almeno per noi ancora una volta, chi è e cosa è in grado di fare un personaggio come Arnaldo Moriconi. La vendita, peraltro risalente a oltre dieci giorni fa e tenuta nascosta con la solita, consolidata opacità, a improbabili acquirenti che davanti a tutti hanno provato a esibire il proprio curriculum, è solo l'ultimo atto. 

La Lucchese è ancora una volta nel baratro, e ancora una volta ce l'ha collocata questo imprenditore lucchese. Lucchese: ecco la cosa che più dà fastidio, in grado di condurre decine di trattative contemporaneamente prendendo per il culo tutti. Lui, ora, la deve togliere dal baratro prima dell'irreparabile. Dei tre soggetti che si sono presentati in sala stampa nemmeno vogliamo parlare: tutti hanno toccato con mano la serietà dei programmi e del resto  per alcuni di loro basta un clic su Google per capire in quale abisso siamo finiti. E' partito il timer per il conto finale. Delle due, l'una: o questi signori levano subito le tende, o la Lucchese deve smettere di scendere in campo. Agonie riservate ad altre piazze non c'è nessuna intenzione di subirle. Abbiamo già dato. Devono andarsene e subito e l'imprenditore dalla ieratica barba DEVE vendere, come suo pieno diritto, a gente che abbia un minimo di requisiti per garantire il futuro, e andarsene una volta per tutte. Finalmente. Oppure, come tante volte ha detto ma mai fatto, "portare le chiavi dal sindaco". Ora o a giugno. Vedremo se non ha nulla da nascondere in caso di un fallimento. Il gioco è finito. Non ci sono altre strade. E' bene che se ne rendano conto tutti.  

A partire da un sindaco ancora una volta in versione don Abbondio, incapace persino di manifestare preoccupazione o di parlare della Lucchese nella giunta di ieri, che dovrà rispondere alla città (oltre che degli altri guasti) del suo immobilismo, anche sul fronte dei mancati pagamenti del canone allo stadio: c'è danno erariale per quello che il Comune sta consentendo da anni verso questa società che deve 36 mensilità di affitto e continua ad usare l'impianto? Fosse successo ad altri soggetti, sarebbero già in mezzo alla strada. Dell'assessore allo Sport, preferiamo non parlare: forse nemmeno lui sa di avere la delega, tra le tante che ricopre. E nemmeno vogliamo parlare dell'ex amministrore unico rossonero Carlo Bini, autoproclamatosi tifoso doc e che non ha avuto nemmeno il coraggio di dire come stavano le cose, né di spendere una parola di critica: nel pomeriggio di ieri era impegnato a fare la spesa all'Esselunga. Ligio al padrone sino in fondo. Chissà perché, si chiedono in molti. Basti pensare alla vendita agli avvocati pisani dello scorso anno, dietro cui si celava il solito Belardelli. E' ora si dedichi a tempo pieno al suo bassotto. Finalmente. 

Due parole sui tifosi, ancora una volta, con la forza della rabbia e dell'amore, sul pezzo. Pronti a difendere la Lucchese. Gente che ha preso ferie dal lavoro per urlare il suo sdegno per quella che è una violenza praticata ai loro danni. Protagonisti di un disperato amore a cui qualcuno dovrà dare delle risposte. Come delle risposte devono avere i giocatori rossoneri. Scusate: non giocatori, uomini. Vederli con la rabbia negli occhi per un lavoro che sta sfumando dopo tanti sacrifici, percepire la loro dignità calpestata, vederli mettersi in gioco davanti a tutti, vedere un capitano vero come può essere un ragazzo perbene come Mattia Bortolussi che dice, guardandoli in faccia, ai suoi nuovi "datori di lavoro" che non hanno nessuna credibilità, è stata cosa straordinaria e commovente. Non sappiamo quanti precedenti del genere vi siano nel mondo del calcio. E' stata scritta un'altra pagina di un calcio romantico, altro che ragazzi viziati come qualcuno prova a descrivere da pulpiti radici chic chi fa questo mestiere anche a questi livelli. La pazienza però è finita: se lo mettano in testa tutti i protagonisti di questa indecente storia. Lucca chiede solo normalità. Che in qualche modo deve arrivare. Oppure si stacchi la spina. 

 


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