Detto tra noi

Moriconi non metta in mezzo la Lucchese in nome di altri business

martedì, 19 dicembre 2017, 10:12

di fabrizio vincenti

Dante Alighieri, che a Lucca soggiornò e che sui lucchesi ebbe parole non certo tenere, potrebbe trarre nuovi spunti dalla penose vicende della squadra cittadina. E soprattutto arricchire di nuovi personaggi il suo già popolato Inferno. A partire, in realtà, dall'Antinferno, dove il divino poeta, pone gli ignavi. Una categoria alquanto numerosa tra coloro che sono coinvolti nelle vicende della Lucchese a vario titolo. Questa gente, in effetti, non merita nemmeno di finire all'Inferno. Vaga tra le porte di esso e il fiume Acheronte, senza esporsi, senza provare a dare un serio contributo, stringendo le spalle e, magari, sotto sotto, sorridendo pure, delle disgrazie della Pantera. Posti affollati potrebbeso esserci anche in alcuni gironi e cerchi danteschi: dal settimo, ritrovo, tra l'altro, di usurai; all'ottavo dove sono tenuti i  falsari di ogni genere; sino al nono, dove dimorano i traditori della Patria. Come vedete, ancora una volta, l'insuperabile Divina Commedia ci aiuta a interpretare fatti e uomini. Per quanto la versione lucchese si possa definire, semmai, Ignobile Commedia.

Quanto sta accadendo in questi giorni, anzi in questi mesi, era assolutamente annunciato. E' inutile e stucchevole la corsa a ribadire che lo avevamo detto: gli scritti testimoniano cosa stava succedendo. Un motivo in più per guardare con sovrana pietà chi ora si arrampica penosamente sugli specchi. La realtà è che la Lucchese è stata ceduta, pro tempore, a due illustri sconosciuti, ma con l'obiettivo di farla arrivare nelle mani di Pietro Belardelli. Chi sia, lo abbiamo già detto e ognuno può farsi una idea solo andando su google. Ma aggiungiamo che in questa vicenda è stato paradossalmente il più lineare. Lo disse a luglio, lo ha ridetto ora, con tanto di nomi e cognomi: vuole mettere le mani sulle Lucchese. Molto chiaramene, a differenza del balletto indecente messo in piedi da chi detiene, o deteneva, la società. Ha in verità aggiunto che verrebbe solo se gradito e la risposta di centinaia di tifosi è stata inequivocabile. Attendiamo un passo indietro, coerentemente.

Uno in avanti, invece, lo attendiamo da Arnaldo Moriconi, vero regista di tutta l'operazione e di fatto proprietario della Lucchese pur detenendo una minima quota. Ci viene ancora una volta in aiuto Belardelli: a luglio, a Gazzetta, spiegò che informandosi in giro, gli era risultato essere il reale proprietario. Una sorta di amministratore senza carica, ma con tutto il potere e con intorno personaggi in grado solo di dire sì. E che ha tenuto comunque in piede sinora la barca.

A Moriconi, uno che ha a cuore la Lucchese come a noi le sorti di un soprammobile in casa di uno sconosciuto, diciamo solo una cosa. Con una premessa. Tutti sanno che con Pietro Belardelli, con il quale si sente tante e tante volte al giorno, e con altri uomini di affari sono in corso partite che potrebbero andare ben oltre la Lucchese, per intenderci la Lucchese è un tassello di un business che pare decisamente più grande e che coinvolge altre aziende di proprietà dell'imprenditore dalla ieratica barba. A lui auguriamo ogni successo imprenditoriale, magari estendendo, il suo business nei Balcani, tanto per dire, e anche oltre o più vicino se ci sarà la possibilità. Magari creando posti di lavoro stabili e, naturalmente, arricchendo il proprio patrimonio personale e di famiglia. Glielo auguriamo di cuore. Ma lasci stare la Lucchese, non la confonda in quelle partite. Non pensi di utilizzarla come pedina. Non pensi di uscirci con l'immagine intonsa da una simile storia come prova da mesi a fare. Se lo scordi. E provi a percorrere strade diverse per chiudere la sua avventura nella Lucchese. 


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