Detto tra noi

Soci lucchesi, decidetevi su cosa volete fare da grandi

lunedì, 9 ottobre 2017, 14:33

di fabrizio vincenti

Il derby contro il Pisa ha naturalmente, solo temporaneamente, fatto passare in secondo piano le vicende societarie rossonere. Vicende che mettono prima di tutto tristezza. Tristezza per la città, come sempre fredda nella sua componente imprenditoriale, gente da prendere a riferimento se si vogliono semplicemente fare i "cazzi propri", tenendosi ben lontani da qualunque impegno nel tessuto comunitario che non sia la squadretta del cocco di casa o qualche associazione in omaggio a una zia degli anni '50. La trama si sa, si snoda penosamente identica da decenni. E questa stessa gente non trova mai sulla sua strada qualcuno che con le buone o le cattive la riporti all'ordine. Il ruolo del sindaco Tambellini ci pare il solito, quello che recita da una vita di fronte ai potenti: la parte è quella di don Abbodio. Non ci dimentichiamo che la crisi della Lucchese è quella delle Mura campione d'Italia e non in grado di disputare la coppa dei campioni. Dire che la città che avrebbe i mezzi è sorda, è dire poco. Diciamo che fa proprio schifo sull'argomento. 

Accanto a questa illuminata classe imprenditoriale, c'è un altro dato imbarazzante. Quello dell'attuale compagine societaria, dietro cui, strumentalmente, alcuni giustificano il mancato impegno. Che la scusa è strumentale lo testimonia la lunga assenza temporale dell'imprenditoria, sempre pornta a trovare un'obiezione, ma l'attuale gruppo dirigente non sta certo dando un bello spettacolo, naturalmente evitando di mettere tutti sullo stesso piano, perché le responsabilità sono tutt'altro che identiche. 

In nove mesi, nonostante numerose dichiarazioni, non è riuscito a trovare un, ripetiamo: un, imprenditore locale disponibile a entrare per poche migliaia di euro. In compenso le cordate più o meno improbabiii e spesso non del tutto raccomandabili si sono avvicinate alla Lucchese. Dove il bello e il cattivo tempo pare farlo un socio che ha formalmente l'uno per cento della società, ma che è creditore verso gli altri soci, non verso la Lucchese, di svariate centinaia di migliaia di euro per la gestione di questi mesi che senza di esso sarebbe andata a gambe all'aria. 

Ora, delle due, l'una: o Arnaldo Moriconi rileva la Lucchese, convertendo il credito in quote, visto che è escluso che gli altri soci siano in condizione di regolare i debiti verso di lui, e allora immette denaro a titolo di capitale di rischio; oppure è semplicemente un creditore, nemmeno della Lucchese, ma di Lucchese Partecipazioni (che detiene l'88 per cento del club rossonero). E non può accampare la volontà di determinare il destino della Lucchese. Se non cercando di ripetere quello che a volte fanno impropriamente le banche nei confronti dei loro debitori. Pensare di decidere con l'uno per cento è semplicemente un controsenso. Lucca United, formalmente, vale dieci volte di più. 

Se altri soci, che sinora, bene sottolinearlo, hanno evitato che la Lucchese finisse nelle mani di soggetti che presentavano qualche cosa di più che un ragionevole dubbio, hanno la possibilità di percorrere nuove strade, che le percorrano. Ammesso che il sindaco abbia davvero qualche carta in mano. E anche tenendo conto dei rapporti di forza. Se così non sarà, fondamentale che un eventuale ingresso di maggioranza di Moriconi avvenga a patto che la società non venga ceduta cinque minuti dopo a qualcun altro. Magari che si è già affacciato, venendo respinto, in questi mesi. Il rischio non lo vedono solo alcuni cantori acritici. Impedire che quello che non è entrato dalla porta rientri dalla finestra, è il minimo che si chiede a tutti coloro, senza distinzioni, che parlano di amore per la Pantera. E magari arrivano anche a scomodare la Repubblica di Lucca. 


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